Special Forces (Airborne) “Green Berets” – Selezione

Green Beret armato con pistola mitragliatrice israeliana Uzi, in cal.9mm. Parabellum, equipaggiabile con caricatore da 25, 32, o 40 colpi ed efficace fino a 200 metri. Venne ideata dal Tenente Uziel Gal dell' Esercito Israeliano, che la impiegò quale arma standard a partire dal 1951, anno di avvio della produzione. Dagli anni '80, venne prodotta la versione Mini, con caricatore da 20 colpi
Green Beret armato con pistola mitragliatrice Uzi.

La selezione dei futuri “Green Berets” è affidata alla Special Forces Assessment and Selection (S.F.A.S.), la quale ha luogo nel’ arco di trenta giorni presso Fort Bragg ed include test psicologici, preparazione fisica, prove di nuoto, corsa, percorsi ad ostacoli, marce con zaino zavorrato (su distanze variabili dai diciotto ai cinquanta chliometri), tattiche per piccole unità, orientamento e navigazione militare terrestre. Durante le selezioni saranno valutate abilità tattiche, leadership, preparazione fisica, motivazione, abilità nel far fronte allo stress. In forza di ciò, un’ ottima preparazione mentale aiuterà il candidato a superare tanto le selezioni iniziali quanto le più impegnative prove che faranno seguito. Durante le selezioni, è valutata la capacità di ogni militare nel lavorare quale membro integrato di una unità. Gli aspiranti “Green Beretes” dovranno successivamente completare con successo lo Special Forces Qualification Course (Course Q), suddiviso in tre fasi:

 

Indidual Skill Phase: si estrinseca in quaranta giorni ed ha luogo presso Camp Rowe e Camp Mackall. Gli aspiranti vengono istruiti a livello individuale in nozioni quali lettura avanzata di mappe, navigazione ed orientamento terrestre, pattugliamento, sopravvivenza alle operazioni aeree, tecniche per operazioni speciali, materie di interesse generale, tattiche per piccole unità. L’ enfasi è posta sulla capacità di operare, navigare e sopravvivere individualmente in un territorio sconosciuto ed ostile tanto di giorno quanto di notte in condizioni di completo isolamento. L’ Indidual Skill Phase ha termine con una panoramica sulle operazioni speciali.


Venerdi 30 agosto 2002, Khost, Afghanistan: addestramento con armi anticarro AT-4 da parte di membri dell' Operational Detachment Alfa 924 dei Green Berets (foto © Associated Press / Wally Santana)
Venerdi 30 agosto 2002, Khost, Afghanistan: addestramento con armi anticarro AT-4 da parte di membri dell’ Operational Detachment Alfa 924 dei Green Berets (foto © Associated Press / Wally Santana)

 

M.O.S. (Military Occupational Speciality) Qualification Phase: di durata variabile da ventiquattro a cinquantasette settimane. I militi sono istruiti nelle seguenti specialità, cui corrisponde rispettivamente una determinata posizione all’interno dell’ “A-Team”

– 18A-SF: è il Comandante dell’ “A-Team” ed effettua lo Special Forces Detachment Officer Qualification Course (S.F.D.O.Q.C.) della durata di 26 settimane presso Fort Bragg, teso a perfezionare le capacità di pianificazione e comando.


Il 18C-SF è la figura addetta alle demolizioni ed all' edificazione di infrastrutture. In questa immagine, dei Green Berets stanno minando un ponte. Si noti come i militi siano armati di fucili d' assalto AK-47. La fotografia risale agli anni ottanta, periodo nel quale si riteneva plausibile la minaccia di un' invasione comunista da est. Le forze speciali erano quindi addestrate ad operare utilizzando anche i sistemi d' arma sovietici, quali il diffusissimo Kalashnikov"
Il 18C-SF è la figura addetta alle demolizioni ed all’ edificazione di infrastrutture. In questa immagine, dei Green Berets stanno minando un ponte. Si noti come i militi siano armati di fucili d’ assalto AK-47.

– 18B-SF: è il Sergente addetto alle armi. Nel corso di 24 settimane approfondirà presso Fort Bragg la conoscenza di numerosi sistemi d’ arma (statunitensi e non), studiando il loro corretto impiego al fine di massimizzarne l’ effetto sul campo di battaglia. Egli è inoltre responsabile della costruzione di eventuali fortificazioni. All’ interno di ogni “A-Team”, questa figura professionale è presente in un numero di due elementi. Ogni Sergente addetto alle armi è responsabile per l’ individuazione dei bersagli da colpire e l’ assegnazione dei settori di tiro, oltre a poter addestrare, supervisionare o dirigere formazioni irregolari locali della grandezza di una compagnia.

– 18C-SF: è il Sergente Geniere/Demolitore. In ogni “A-Team” sono due gli operatori a ricoprire tale incarico. Costoro possono impiegare qualsiasi tattica non convenzionale tanto per edificare, quanto per distruggere. Nelle operazioni di cooperazione civile, ricoprono un ruolo chiave nella costruzione di infrastrutture quali ponti, terrapieni o piccole dighe. Il Sergente Geniere/Demolitore è responsabile per le operazioni di sabotaggio alle infrastrutture civili o militari ostili. Egli può inoltre addestrare, supervisionare o dirigere formazioni irregolari locali della grandezza di una compagnia. Nel corso della M.O.S. (Military Occupational Speciality) Qualification Phase, ogni 18C è istruito in ventiquattro settimane in materie quali ingegneria civile, campale, demolizioni, sminamento, I.E.D. (Improvised Explosive Device), allestimento di impianti elettrici e analisi obiettivi.

– 18D-SF: vi sono due Sergenti Medici per “A-Team”. Sono responsabili della sanità e sono in grado di trattare qualsiasi trauma da battaglia. La loro presenza è indispensabile per la buona riuscita delle operazioni “hearts and minds”, fornendo cure mediche e veterinarie alle popolazioni delle zone d’ operazione. Può inoltre addestrare, supervisionare o dirigere formazioni irregolari locali della grandezza di una compagnia

– 18E-SF: è il Sergente addetto alle comunicazioni ed è presente in un numero di due elementi per “A-Team”. Viene addestrato in 24 settimane, tanto presso Fort Bragg quanto presso Fort Chaffee (Arkansas) nell’ installazione e l’ uso di apparati radio FM, AM, VHF, UHF, SHF, costruzione di antenne, propagazione fisica delle onde radio e procedure operative di comunicazione. Egli potrà inoltre addestrare, supervisionare o dirigere formazioni irregolari locali della grandezza di una compagnia.

– 18F-SF: è il Sergente cui è delegato il delicato compito di assistere il Comandante della forza ed è presente quale figura unica in ogni “A-Team”. Inoltre, ha l’ incarico di pianificare e coordinare le attività di raccolta, analisi, produzione e disseminazione di informazioni. E’ inoltre responsabile per la pianificazione ed esecuzione di attacchi da parte di piccole unità, operazioni F.I.D. (Foreign Internal Defense) allo scopo di addestrare formazioni locali, operazioni di controterrorismo, ricognizione tattico-strategica, conduzione di interrogatori di prigionieri di guerra. Può inoltre reclutare, addestrare, supervisionare o dirigere formazioni irregolari locali della grandezza di un battaglione.

 

 

Esercitazione in ambiente boschivo
Esercitazione in ambiente boschivo

Collective Training Phase (“Robin Sage”): in trentotto giorni si apprende la dottrina operativa della guerra non convenzionale a livello di unità direttamente sul campo. Gli aspiranti, organizzati in distaccamenti operativi, si troveranno a fronteggiare “guerriglieri” e “terroristi” e saranno braccati da “nemici” spietati ed astuti in scenari appositamente ideati dal corpo istruttori per la conclusione del corso. L’ addestramento collettivo culmina infine nella celebre esercitazione sul campo denominata “Robin Sage” (in onore della figlia di un ufficiale), la quale si tiene quattro volte l’ anno per quindici giorni, in un’ area di circa 7000 chilometri quadrati ad ovest di Fort Bragg. Da oltre quarant’ anni il copione è sempre lo stesso: i “Green Berets” vengono infiltrati nella nazione nemica di Pine Land (costituita dagli insediamenti presenti nella zona) e, con l’ aiuto attivo di circa 200 cittadini, devono portare a termine la propria missione. Civili e forze di polizia sono ovviamente al corrente della presenza dei militi in zona, prodigandosi, a seconda dei casi, per agevolare od ostacolare gli operatori. I civili vengono ovviamente pagati per il tempo speso nelle esercitazioni e non è raro il caso in cui gli operatori delle Special Forces decidano di restituire il favore costruendo stalle o recinti per il bestiame. A tutti i partecipani è infine consegnato un attestato di merito con sopra riportata la “croce della liberazione”, quale riconoscimento per “l’ eroica e coraggiosa azione al servizio delle forze di liberazione di Pine Land”, firmato Dougal Canteth, fantomatico Presidente del Partito di Liberazione di Pine Land.


La Liberation Cross, riconoscimento simbolico per i civili partecipanti all' esercitazione ROBIN SAGE
La Liberation Cross, riconoscimento simbolico per i civili partecipanti all’ esercitazione ROBIN SAGE

Tutto è filato liscio fino al febbraio 2002. Il 16 dello stesso mese, 200 commandos sono stati infiltrati in abiti civili a Pine Land per liberarla dal “dittatore” Tomcat, impersonato da un ferramenta ed ex militare, noto per aver teso un’ imboscata durante un’ esercitazione ai “Green Berets”, utilizzando la propria nipote quale esca! Con l’ aiuto di “combattenti” locali, i militari si sono dati da fare per rovesciare il feroce despota. Fino a sabato 23 febbraio. Da quanto appreso, risulta che due operatori delle Special Forces siano stati coinvolti in un conflitto a fuoco mortale. I due militi si trovavano armati sul retro di un camion di un negoziante della zona. Il vice sceriffo, insospettito, ha fermato il mezzo provocando la reazione degli operatori i quali, convinti che anche il poliziotto facesse parte dell’ esercitazione, hanno immediatamente cercato di disarmare l’ agente. Quest’ ultimo, all’ oscuro di quanto stesse accadendo, ha invece aperto il fuoco contro i sergenti Tallas Tomeny e Stephen Phelps, uccidendo il primo e ferendo il secondo. Il grave incidente ha ovviamente gettato su “Robin Sage” un’ ombra difficile da scacciare, destando non poca preoccupazione fra le comunità locali, le quali hanno comunque continuato a manifestare il proprio appoggio verso i militi delle Special Forces.


Domenica 23 marzo 2003, Iraq, operazione IRAQI FREEDOM: operatori delle Special Forces ripresi a bordo delle proprie Humvees nel corso di una tempesta nel deserto, a sud di Najaf, nell' Iraq centrale (foto © Reuters International / Kai Pfaffenbach)
Domenica 23 marzo 2003, Iraq, operazione IRAQI FREEDOM: operatori delle Special Forces ripresi a bordo delle proprie Humvees nel corso di una tempesta nel deserto, a sud di Najaf, nell’ Iraq centrale (foto © Reuters International / Kai Pfaffenbach)

Una volta terminata lo S.F.Q.C., i neo “Green Berets” dovranno affrontare le tre settimane della S.E.R.E. (Survival Evasion Resistance Escape) School, presso Fort Bragg. La scuola venne fondata dal Colonnello James “Nick” Rowe. Nell’ autunno 1963, Rowe era un giovane Tenente delle Special Forces in servizio nel Vietnam, caduto prigioniero dopo un feroce conflitto a fuoco nella foresta di U Minh. Era l’ inizio di quella che sarebbe stata una prigionia lunga ben cinque anni, nel corso dei quali Rowe sarebbe stato più volte torturato ed interrogato, finendo per perdere buona parte dei suoi compagni di prigionia a causa di febbri e dissenteria. Dopo aver fatto ritorno negli Stati Uniti, il militare raccontò la sua vicenda in un libro dall’ emblematico titolo di “Five Years to Freedom”, che sarebbe ben presto divenuto un testo fondamentale per tutto il personale militare a rischio cattura. Rowe criticava quella che era la regola delle “Big Four”, ovvero il codice di condotta militare che consentiva ai prigionieri di divulgare esclusivamente nome, grado, matricola e data di nascita. Rowe scoprì ben presto che tale regola era tutt’ altro che ferrea, e che, a lungo andare, avrebbe sicuramente portato il prigioniero all’ esecuzione da parte di un nemico esasperato dal non poter ricavare alcuna informazione utile. Era stato proprio questo il destino di un compagno di cella di Rowe, Rocky Versace, il quale, attenutosi strettamente al codice, venne infine ucciso. “Rocky non meritava di morire”, avrebbe dichiarato Rowe nel suo discorso di inaugurazione della S.E.R.E. School. “Avrebbe dovuto fare ritorno a casa, ma così non è stato poichè abbiamo fallito nell’ addestrarlo su cosa avrebbe dovuto fare per restare in vita.” Basandosi sull’ esperienza personale, l’ ufficiale sviluppò una nuova dottrina atta a preservare tanto l’ integrità fisica e morale del militare fatto prigioniero, quanto la sicurezza nazionale. “Non abbiamo bisogno di gente pronta a morire per informazioni senza alcuna valenza tattica”, aggiunge Rowe, ricordando come nella nuova era del “campo di battaglia digitale”, le informazioni tattiche in possesso di un prigioniero possano rapidamente divenire obsolete ed inutili al nemico. Il codice di condotta militare aveva sino ad allora dichiarato che ogni militare avrebbe dovuto fare del proprio meglio per resistere al nemico. Rowe voleva insegnare come resistere al nemico, uscendone integri. La scuola si basa quindi su quattro punti fondamentali: come sopravvivere con risorse minime in territorio nemico, come sfuggire alla cattura da parte degli inseguitori, come resistere agli interrogatori e come pianificare ed eseguire una fuga se in mano al nemico. Il corso ha termine con una esercitazione pratica denominata R.T.L. (Resistance Training Lab): gli studenti sono suddivisi in distaccamenti, braccati e fatti prigionieri da una forza ostile costituita dagli istruttori S.E.R.E.. Tutto il personale militare a rischio cattura (quindi anche tutti i membri delle forze speciali statunitensi) deve frequentare con successo la S.E.R.E. School. Corsi specifici vengono tenuti anche per i civili che ricoprano particolari posizioni.

 

Iraq, operazione IRAQI FREEDOM, Kirkuk, Iraq: Green Beret ripreso presso Kirkuk (foto © Getty Images / Patrick Bart)
Iraq, operazione IRAQI FREEDOM, Kirkuk, Iraq: Green Beret ripreso presso Kirkuk (foto © Getty Images / Patrick Bart)

 

Rientrano quale parte imprescindibile della preparazione delle Special Forces anche i corsi di lingua. In sei mesi, gli operatori impareranno la lingua araba, ceca, coreana, russa, persiana (con particolare attenzione verso il dialetto Farsi), polacca, serbo-croata, tagalog e tailandese. In ulteriori quattro mesi verrà invece appreso lo spagnolo, il portoghese ed il francese. Tutti i corsi di lingua vengono tenuti presso Fort Bragg da personale qualificato.



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