
Sono state pubblicate le conclusioni dell’inchiesta affidata al Giudice Geoffrey Valenzia sul furto di un carico di 136 chili di resina di cannabis da una base dell’Armed Forces of Malta lo scorso 22 Febbraio. I narcotici erano sotto la custodia delle forze armate dopo essere stati trasferiti dal porto commerciale, dove erano stati scoperti durante un controllo di routine. L’esito dell’indagine evidenzia una serie di circostanze sospette che hanno facilitato il reato.
I fatti
Le sostanze stupefacenti facevano parte di un carico del valore di 13 milioni di Euro, trovato nascosto dagli ufficiali della Dogana del Freeport di Malta all’interno di una partita di forni industriali diretta dal Marocco alla Libia nel Giugno del 2024. Parte del carico, 136 chili, era stato successivamente sigillato all’interno di un container e custodito nel porto sotto la sorveglianza delle forze di polizia e delle telecamere dell’impianto.
Nel Febbraio 2025, a seguito del rischio di un’azione sindacale, il container viene trasferito sotto la responsabilità delle forze armate. Il Capo di Stato Maggiore, il Generale Clinton J. O’Neill, decide di posizionarlo nella base del 3rd Regiment di Safi, dove risulta essere presente anche un drappello della Special Operations Unit (SOU), le forze d’elite dell’Armed Forces of Malta.
I narcotici restano a Safi fino a Sabato 22 Febbraio, quando un gruppo di malviventi penetra all’interno della base e, nell’arco di tre ore, riesce ad impadronirsi di tutti i 136 chili. Il container è posizionato a pochi metri dalla fragile recinzione perimetrale che si trova esattamente sulla strada. I delinquenti praticano un foro nella rete e, indisturbati, forzano il container svuotandolo. Nelle tre ore che impiegano per effettuare l’operazione, riescono addirittura a fare ritorno presso il garage di uno di loro per scaricare la droga e poi guidano nuovamente verso la base per completare il lavoro.
All’interno dell’installazione militare, nel mentre, nulla si muove. Tutta la base è coperta da ben trentacinque telecamere dotate di visione notturna e senza alcun punto cieco, ma le guardie di turno sono impegnate in ben altre attività. Il militare addetto al controllo delle telecamere si divide tra la visione di un film, le telefonate alla propria ragazza e la preparazione della cena. Il collega che dovrebbe effetuare ronde regolari, è invece andato a dormire. Tra le 11:25 e le 2:50 del mattino (quando il container viene trovato forzato) nessuno si preoccupa di controllare l’area.
I delinquenti saranno arrestati pochi giorni dopo e parte del carico recuperato, ma il danno di immagine subito dalle forze armate di Malta è incalcolabile e fa sorgere seri dubbi su come sia stato possibile che un gruppo di criminali possa essere penetrato a più riprese in un’installazione teoricamente super sorvegliata.

Coincidenze “incredibili”
E’ lo stesso Giudice Valenzia a parlare di una “incredibile coincidenza” riferendosi al fatto che i malviventi abbiano deciso di entrare in azione esattamente nel lasso di tempo durante il quale entrambi i militari erano distratti. Oltre a quanto evidenziato dall’inchiesta, ci sono altri punti che a nostro avviso meritano ulteriori approfondimenti.
- Il luogo impiegato per la custodia del carico: le forze armate sono in possesso di due bunker (uno nel quartier generale di Luqa ed il secondo presso Forte Mosta) dove i narcotici potevano essere custoditi. Perché sono invece stati posizionati a cielo aperto?
- La posizione del container: collocato a pochi metri dalla recinzione esterna che da direttamente sulla strada. Questo ha permesso ai malviventi di trasferire comodamente la droga dal container al portabagagil della propria auto facendo uso di borsoni per la spesa.
- Il comportamento dei due militari oggetto dell’inchiesta: oltre ad aver violato le consegne, si sono successivamente rifiutati di testimoniare nel processo in corso a carico dei malviventi.
L’incidente di Safi è solo l’ultimo di una serie che hanno recentemente messo in dubbio le capacità e la prontezza operativa dei militari maltesi. Nel mese di Gennaio, i soldati incaricati di pattugliare il perimetro dell’aeroporto di Luqa, hanno consentito a quattro passeggeri di fuggire indisturbati da un volo a terra e dileguarsi dopo aver attraversato la pista. Il Ministro dell’Interno Byron Camilleri ha difeso l’operato dei militari, asserendo che un’inseguimento avrebbe messo in pericolo la vita dei soldati. Nessuno dei fuggitivi è mai stato individuato.
