Nave cargo Maersk “Alabama”

Oceano Indiano, 12 Aprile 2009

Sembra che per l’ operazione il SE.A.L. abbia impiegato un nuovissimo sistema d’ arma, ideato appositamente per il tiro da navi ed elicotteri, e sviluppato dalla sezione tecnica del Mossad israeliano.


La nave cargo Maersk-Alabama e' stata attaccata mentre trasportava un carico di aiuti umanitari

Ha avuto termine con tre proiettili piantati nel cranio di altrettanti pirati, l’ odissea della nave cargo Maersk “Alabama” e del suo Comandante, il cinquantatreenne Richard Phillips. L’ odissea dell’ ufficiale aveva avuto inzio Mercoledi’ 8 Aprile, quando l’ equipaggio della nave cargo, in rotta da Gibuti verso il Kenya per consegnare aiuti umanitari destinati a Somalia, Ruanda ed Uganda, e’ stata assaltata da un gruppo di pirati al largo della costa est della Somalia. Gli uomini dell’ equipaggio hanno guardato i pirati affiancare la nave a bordo di un piccolo battello, e poi scalarne le pareti per mezzo di corde alla cui estremita’ erano fissati dei rampini. Una volta sul ponte, i criminali hanno iniziato a sparare in aria, forzando Phillips a consegnarsi, in cambio della salvezza del suo eqipaggio, al quale aveva ordinato di chiudersi all’ interno delle proprie cabine. All’ insaputa dei dirottatori, Phillips aveva anche chiesto ad uno dei suoi sottoposti di deprogrammare i sistemi di navigazione della nave, rendendola di fatto inservibile.



Uno dei militari della U.S. Navy facente parte della forza di diciotto uomini, che ha scortato la Maersk-Alabama fino al porto di Mombasa, in Kenya. Si noti la mitragliatrice MG (Foto © AFP / Roberto Schmidt)

Impossibilitati a manovare il vascello, i pirati sono stati colti di sorpresa dal contrattacco organizzato dell’ equipaggio, il quale e’ riuscito a catturare uno dei criminali, Abduhl Wal-i-Musi. Gli uomini hanno quindi chiesto il rilascio del proprio Comandante, in cambio della liberta’ del pirata, ma i delinquenti hanno deciso di abbandonare il compagno al proprio destino, allontanandosi con Phillips a bordo di una scialuppa di salvataggio. Diciotto ore dopo l’ incidente, la USS Bainbridge arrivava sulla scena, trasferendo una scorta di diciotto uomini a bordo della “Alabama”, che poteva quindi proseguire il proprio viaggio verso il Kenya. Una volta arrivato al porto di Mombasa, tre giorni dopo, il vascello e’ stato esaminato dai detective e da un team forensico del Federal Bureau of Investigations (F.B.I.).



Al suo arrivo nel porto di Mombasa in Kenya, la Maersk-Alabama e' stata esaminata da un team forensico del F.B.I. (Foto © Reuters / Antony Njuguna - KENYA CONFLICT SOCIETY)

Un' immagine aerea della Maersk-Alabama


Nel mentre, la USS Bainbridge (coadiuvata da due altri vascelli statunitensi e da un elicottero), continuava a seguire la scialuppa con a bordo i pirati ed il Capitano Phillips. Due giorni dopo essere stato catturato, Phillips ha cercato di fuggire saltando in mare, solo per essere fatto oggetto del fuoco dei pirati e convincersi a tornare indietro. Diversi gruppi speciali erano in quel momento al lavoro per studiare come risolvere la situazione, tra questi il Naval Special Warfare Command (NAV.SPEC.WAR.COM.) di Norfolk e lo U.S. Special Operations Command (U.S.S.O.COM.) di Tampa. Sembra che via sia stata della frizione tra il NAV.SPEC.WAR.COM. ed il F.B.I. Dopo aver analizzato la situazione, le forze speciali della U.S. Navy avevano consigliato agli alti ufficiali di Washington di optare verso una risoluzione armata della crisi. Di tutt’ altro avviso il Federal Bureau of Investigations, piu’ propenso verso il solo uso dei propri negoziatori. C’ e’ da dire che l’ approccio dell’ amministrazione di Barack Obama, si pone nel solco di quello dell’ amministrazione Clinton, scarsamente propensa all’ uso della forza e che proprio in virtu’ di cio’, ha consentito un ampio margine d’ azione ad Al Qaeda, spianando di fatto la strada all’ 11 Settembre.

Il buon senso ha infine prevalso, ed il NAV.SPEC.WAR.COM. ha quindi ricevuto luce verde per il dispiegamento del SE.A.L. quale supporto all’ operazione. Gli operatori sono stati inseriti tramite paracadute da un C-17, in volo notturno sull’ Oceano Indiano. Dopo essere ammarati, i SE.A.L.s hanno gonfiato dei canotti con motori fuori bordo, dirigendosi verso il randez vous con la USS Boxer.



La scialuppa di salvataggio con a bordo dirottatori ed ostaggio, ripresa dagli obiettivi di un drone Scan Eagle R.P.V. (Remote Piloted Vehicle)


Nel frattempo, i negoziatori del F.B.I. erano nel mezzo delle trattative con i dirottatori, consentendo ad uno li roro di arrendersi e raggiungere la USS Bainbridge, onde curare una ferita ad una mano causata dalle collutazioni con l’ equipaggio della nave da trasporto. Il rischio di veder precipitare la situazione era adesso piu’ reale che mai, con i criminali che, dopo essersi impossessati di un telefono satellitare dalla Maersk “Alabama”, avevano chiamato rinforzi. Con gli occhi puntati sulla scialuppa grazie all’ impiego di un drone Scan Eagle R.P.V. (Remote Piloted Vehicle) e dei tiratori scelti del SE.A.L., Frank Castellano, Comandante della USS Bainbridge, era consapevole che l’ autorizzazione all’ uso di forza letale poteva essere dato solo in presenza di un pericolo chiaro ed imminente verso la vita dell’ ostaggio.



La decisione di intervenire e’ stata presa al tramonto di Domenica 12 Aprile dal Comandante Castellano, dopo che un colpo in aria e’ stato sparato dalla scialuppa ed uno dei criminali aveva iniziato a minacciare Phillips, legato, con il suo AK-47. Immediatamente i tiratori scelti del SE.A.L. hanno aperto il fuoco sui tre criminali, centrandoli alla testa ed alle spalle. Al momento dell’ azione la scialuppa era distante dal vascello militare statunitense solo trenta metri, essendo trainata dalla Bainbridge, dopo che i pirati avevano accettato di farsi guidare fuori da un’ area di forti correnti. Gli operatori della U.S. Navy hanno centrato due pirati posizionati sull’ entrata a poppa della scialuppa, ed un terzo all’ interno, ma visibile attraverso uno dei finestrini a prua. L’operazione ha avuto termine con un operatore che, aggrappato al cavo per il rimorchio, si e’ fatto scivolare in acqua e poi e’ salito sull’ imbarcazione, constatando la neutralizzazione dei tre obiettivi e liberando Phillips.



Sembra che per l’ operazione il SE.A.L. abbia impiegato un nuovissimo sistema d’ arma, ideato appositamente per il tiro da navi ed elicotteri, e sviluppato dalla sezione tecnica del Mossad israeliano. Si tratterebbe di un fucile di precisione ad elevata potenza, dotato di ottica notturna e parzialmente controllato da un computer connesso ad un giroscopio, che compenserebbe automaticamente il mirino, l’ elevazione ed i movimenti dell’ arma anche in presenza di mare mosso.



Nell’ apprendere della liberazione di Phillips, il Presidente Obama non ha perso tempo ad elogiare pubblicamente il coraggio dell’ ex ostaggio, definendolo quale “un modello per tutti gli americani”. Meno retoricamente, Phillips ha invece voluto esprimere tutta la sua gratitudine verso i militari che lo hanno liberato. “I veri eroi – spiega Phillips – sono i SE.A.L.s, che mi hanno riportato a casa dalla mia famiglia”. Abdulkhadir Walayo, portavoce del Primo Ministro somalo, ha dichiarato all’ Associated Press che l’ operazione e’ “una buona lezione per i pirati o chiunque altro coinvolto in questo business.”



Grafica recante gli incidenti di pirateria all' Aprile 2009 (Foto © AFP)


La notizia dell’ eliminazione dei tre pirati, ha mandato su tutte le furie i loro colleghi. “D’ ora in avanti – spiega all’ agenzia Associated Press Jamac Habeb, un sedicente pirata – se cattureremo una nave e saremo attaccati, uccideremo i marinai. (…) gli U.S.A. sono il nemico numero.” All’ Aprile 2009, nelle mani dei pirati si trovavano ancora dodici navi ed un totale di circa 230 marinai provenienti da Italia, Bulgaria, Cina, Germania, Indonesia, Filippine, Russia, Taiwan, Tuvalu ed Ucraina tra gli altri. I pirati operano dalla regione autonoma del Puntland, da dove lanciano sortite contro le navi commerciali ed i cui porti ospitano tutt’ oggi le navi sequestrate ed i loro equipaggi.

Una MARK V Special Operations Craft dello Special Boat Team (SBT) 20, ripresa in un' immagine di repertorio (U.S. Navy photo by Chief Mass Communication Specialist Kathryn Whittenberger / Released)

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