1914 -1919

Uno dei sagaci messaggi diretti dal Vate Gabriele D' Annunzio all' indirizzo della presunta impenetrabilità della baia di Buccari. La gloriuzza di Lissa di cui si parla nel messaggio, fa riferimento alla sconfitta inflitta presso l' omonima isola della Dalmazia, dalla flotta austriaca a quella italiana

Come noto, l’ Italia ha tenuto a battesimo la moderna specialità dei mezzi d’ assalto navali. Durante la Prima Guerra Mondiale (1914-18), l’ inventiva italiana avrebbe portato ad alcuni clamorosi successi. Vero e proprio “pioniere” della specialità, fu il grandissimo Gabriele D’ Annunzio, poeta, scrittore ed eroe che, unitamente a Luigi Rizzo (che avrebbe di lì a breve compiuto l’ affondamento della corazzata austriaca “Santo Stefano”, nelle acque di Premuda) e Costanzo Ciano, compie quella che passerà alla storia come “La beffa di Buccari”. A bordo dei M.A.S. 94, 95 e 96, nella notte a cavallo tra il 10 e l’ 11 febbraio 1918, D’ Annunzio e compagnia (l’ equipaggio era costituito in totale da trenta uomini) penetrano nella baia di Buccari (nell’ odierna Croazia) e, dopo aver lanciato sei siluri contro quattro navi mercantili austriache (lanci che risulteranno però corti), gettano in mare tre bottiglie sigillate da nastri tricolori. Ognuna di esse contiene un messaggio beffardo scritto dallo stesso Vate (soprannome di D’ Annunzio) e rivolto verso la flotta austro-ungarica. L’ azione non portò a nessun risultato militare, ma lasciò di stucco gli austriaci, certi dell’ impenetrabilità della baia.

 

 

Il motto D' Annunziano MEMENTO AUDERE SEMPER, coniato in occasione della beffa di Buccari

In occasione di tale impresa, D’ Annunzio (riferendosi all’ acronimo M.A.S.) coniò il motto “Memento Audere Semper” (Ricordati di Osare Sempre). Il timoniere del M.A.S. ove era imbarcato l’ eroe, aveva composto un motto in latino (“Motus animat spes”) ispirandosi all’ acronimo M.A.S.. Ma esso parve poco energico a D’ Annunzio, che lo cambiò facendolo incidere dietro il timone. Il sigillo nel quale sarà successivamente inscritto (per poi comparire sulla carta da lettera di D’ Annunzio), vedeva un disegno di De Carolis raffigurante un braccio che emerge dai flutti stringendo una corona di rami di quercia. Le parole “Memento Audere Semper”, costituiranno fonte di continua ispirazione per le successive generazioni di Incursori che, sotto le insegne della Marina Militare Italiana, avrebbero combattuto sopra e sotto i mari della Patria e all’ estero.

 

D' Annunzio ed il pilota Natale Palli, ripresi a bordo dello SVA 10, poco prima dello storico volo su Vienna

 

Ma l’ ardire di Gabriele D’ Annunzio non avrebbe avuto termine con la “La beffa di Buccari”. Il 9 agosto successivo, infatti, il Vate guida una formazione aerea di undici apparecchi appartenenti alla squadriglia “Serenissima” sui cieli di Vienna (capitale nemica), onde sganciare 5000 volantini recanti un suo messaggio, nel quale esortava i viennesi a non seguire i propositi di guerra del proprio governo. L’ impresa valse a D’ Annunzio una medaglia d’ oro e venne salutata dalla stampa internazionale con toni quasi da leggenda. Il Vate (che aveva raggiunto Vienna a bordo di uno SVA 10 biposto, a bordo del quale si trovava anche il pilota Natale Palli) finì quindi per divenire il precursore delle odierne operazioni psicologiche, che vedono lo sgancio di volantini sulle aree di operazioni, tanto per guadagnarsi il favore della popolazione, quanto per intimare la resa al nemico.

 

Uno dei 5000 esemplari di volantini sganciati da D' Annunzio sui cieli di Vienna, il 9 agosto 1918. Si noti il timbro dell' Ufficio Stampa e Propaganda dell' Intesa. Dopo esser stato un precursore delle azioni dei M.A.S., il Vate aveva così tenuto a battesimo le operazioni di guerra psicologica!

 

Il Capitano Medico Raffaele Paolucci, autore, insieme al Maggiore Giovanni Raffaele Rossetti, dell' affondamento della Viribus Unitis

Dopo il coraggioso ma sfortunato forzamento del Porto di Pola (13-14 maggio 1918), ad opera del Capitano di Corvetta Mario Pellegrini e dell’ equipaggio del suo “Grillo” (un mezzo dotato di cingoli a cremagliera per scavalcare gli sbarramenti posti a difesa della baia), è il turno del Capitano Medico della Marina Italiana Raffaele Paolucci e del Maggiore del Corpo del Genio Navale Giovanni Raffaele Rossetti. Nella notte del 1° novembre 1918, i due ufficiali impiegarono la “Mignatta” (un antesignano del Siluro a Lenta Corsa), da loro stessi ideata, per attaccare la corazzata austro-ungarica “Viribus Unitis”, ormeggiata nella base di Pola. I 170 chilogrammi di esplosivo applicati alla carena della nave, ebbero l’ effetto di farla colare a picco. Le ancore della “Viribus Unitis” possono essere ammirate oggi all’ ingresso del Ministero della Marina in Roma. Mentre i flutti del mare erano solcati dalle azioni degli incursori, la terraferma veniva calpestata dagli Arditi, reparto d’ assalto del Regio Esecito.

 

Cartolina degli Arditi risalente al Secondo Conflitto Mondiale e riportante la scritta CHI NON é PRONTO A MORIRE PER LA SUA FEDE, NON é DEGNO DI PROFESSARLA. Tale scritta è stata censurata nella pagina dedicata al Col Moschin del sito ufficiale dell' Esercito Italiano, un segno evidente di come alcuni nostri compatrioti non siano ancora pronti per affrontare con serenità quello che rappresenta un passato oramai indelebile

Gli Arditi vedono la luce il 29 luglio 1917 a Sdricca di Manzano (Friuli), più precisamente sulla riva destra del Natisone. Ideatori del reparto furono il Tenente Colonnello Bassi, il Generale Capello, Comandante della 2° Armata, il Generale Grazioli, Comandante della 48° Divisione. Il concetto alla base degli Arditi era estremamente semplice: il Primo Conflitto Mondiale si era andato rapidamente trasformando in una logorante guerra di trincea. Servivano nuove idee per rompere lo stallo creatosi sul campo di battaglia. A tale scopo furono creati gli Arditi, vero e proprio reparto d’ assalto, formato da uomini di profondo coraggio e fede incrollabile nei destini della Patria, cementati da uno spirito di corpo non comune in nessuna altra unità dell’ epoca. L’ arruolamento degli Arditi avveniva su base volontaria. Le reclute erano successivamente istruite nel combattimento corpo a corpo, nelle tecniche di fuoco e movimento a livello di coppia, squadra, plotone e battaglione. Particolarmente curata anche la preparazione fisica generale, con esercizi ginnici ed atletica. L’ esercitazione finale veniva effettuata sotto il fuoco reale delle mitragliatrici e dell’ artiglieria, onde ricreare la situazione di caos tipica della battaglia. Nel corso dell’ esercitazione, gli Arditi attaccavano una collina pesantemente fortificata, espugnandone trincee, bunker, postazioni per mitragliatrici, facendo saltare reticolati ed occupando con rapidità e ferocia tutti i punti nevralgici. La tecnica attuata era quella dell’ assalto: bombe alle mani e pugnale fra i denti, gli Arditi travolgevano le linee nemiche, per poi saltare all’ interno delle trincee e finire l’ avversario con l’ arma bianca ed il corpo a corpo. All’ assalto verso la prima linea di difesa, ne faceva immediatamente seguito uno ulteriore ai danni di quella successiva, e così via fino a far crollare il dispositivo nemico ed assicurarsi la vittoria. Gli Arditi divennero immediatamente temuti in battaglia. Sul Col Moschin, sul Grappa, sul Piave e nella battaglia finale di Vittorio Veneto, questi giovani uomini affrontarono la morte con spirito beffardo e di sfida e, con il loro insostituibile sacrificio, contribuirono alla difesa dell’ Italia, permettendoci di godere oggi di quelle libertà che troppo spesso diamo per scontate. Alle loro imprese, si ispirano oggi gli Incursori del 9° Reggimento d’ Assalto “Col Moschin”.

 

Arditi in posa per una foto di gruppo. Questi uomini affrontavano la morte con spirito beffardo e di sfida. Divennero immediatamente famosi in battaglia e con il loro insostituibile sacrificio contribuirono alla difesa ed alla libertà dell' Italia

 

Anche la Germania decise, nello stesso periodo e per le stesse ragioni, di creare il proprio reparto d’ assalto. Nel settembre 1917, l’ Ottava Armata tedesca (guidata dal Generale Oskar von Hutier) cingeva d’ assedio il villaggio di Riga, capitale della Lettonia ed in mano russa. Von Hutier decise di impiegare tecniche di commando per assaltare la cittadina, che venne conquistata il 3 settembre, a soli due giorni dall’ inizio dell’ attacco. Il Generale aveva diviso i suoi uomini in piccole squadre indipendenti, incaricate di effettuare pressione sui punti deboli della linea nemica ed aprire la strada alle unità regolari. Tali reparti scelte divvenero note quali Sturmtruppen e, nell’ inverno del 1917-18, furono riuniti in 40 battaglioni. Il battesimo del fuoco dei commandos avvenne nelle Fiandre, nel marzo 1918. Nonostante l’ impeto degli assalti, i militari mancarono dell’ adeguato supporto di artiglieria, il che portò ad una sconfitta tedesca nell’ agosto successivo ed alla perdita di gran parte delle Sturmtruppen.

 

Thomas Edward Lawrence attuò una efficace forma di guerra non convenzionale, ai danni dei turchi in Egitto nel corso delle Prima Guerra Mondiale

Personaggio chiave per la nascita delle moderne tecniche di guerra non convenzionale, fu il celeberrimo Thomas Edward Lawrence, meglio noto come “Lawrence d’ Arabia”. Figlio di un galant’ uomo anglo-irlandese, Lawrence arrivò nel 1911 in Medioriente, per esercitare la propria professione di archeologo. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914, fu arruolato dai servizi segreti britannici e venne inviato al Cairo (Egitto). Nel 1916 fu trasferito a Gedda (Arabia Saudita), per far scoppiare le rivolta araba contro i turchi, allora al potere in Arabia ed alleati della Germania. La capacità di interfacciarsi con la cultura locale, gli valse la fedeltà dei leader del luogo, iniziando una guerra di guerriglia tramite l’ impiego di tecniche di combattimento a cavallo, tradizionalmente arabe. Tale campagna, giocò un ruolo decisivo per la successiva conquista della Siria e della Palestina da parte britannica. “Lawrence d’ Arabia” viene ricordato quale il precursore di quelle tecniche di guerra non convenzionale, che vedono un operatore interfacciarsi con le popolazioni locali di un’ area, per porre in essere l’ allestimento e l’ addestramento di una forza in grado di rovesciare uno Stato. Tali tecniche saranno successivamente adottate con profitto dallo Special Air Service in Italia e Francia.

 

Celebre frase dantesca usata da D' Annunzio per sancire l' impresa fiumana, divenuta dopo pochi giorni già leggendaria. Per il Poeta la parola CAPO ha il doppio significato di PRINCIPIO e di COMANDANTE

Gabriele D’ Annunzio (ebbene si, ancora lui) fa la propria ricomparsa nelle pagine della storia italiana (e della guerra non convenzionale), con l’ occupazione di Fiume del 1919. Come noto, la città non era stata inclusa nelle clausole di vittoria per la Prima Guerra Mondiale ed il movimento irredentista (guidato da D’ Annunzio) si propose di annettere con la forza la città. Il 12 settembre 1919, il Vate e i suoi Legionari (militi provenienti da tutte le Armi delle forze armate) entrarono in Fiume che, costituita in gran parte da italiani, li accolse festosi. L’ impresa (conclusasi sfortunatamente il 13 gennaio 1921), incontrò la ferrea opposizione del Governo di Francesco Saverio Nitti e Fiume venne posta sotto embargo. Onde sopperire alla scarsità di viveri e rifornimenti, il Vate partorì una geniale idea: l’ Ufficio Colpi di Mano, alle cui disposizioni pose l’ unità degli Uscocchi. Ma chi erano costoro? Attingendo alla sua sconfinata erudizione, D’ Annunzio si ispirò per il nome alla parola serbo-croata “uskok” (fuggitivo), stante ad indicare gli antichi slavi in fuga dai territori ottomani, che nel 1500 si stabilirono sulla costa adriatica tra il golfo del Carnaro, il canale della Morlacca e la Dalmazia. Dalla loro nuova sede (e sotto la protezione della casata degli Asburgo), tali popoli avviarono attività di pirateria a danno delle rotte commerciali dell’ Impero Ottomano e della Repubblica di Venezia. I “moderni” Uscocchi D’ Annunziani, erano invece scelti tra i Legionari più scaltri ed abili con le armi ed avevano il compito di effettuare audaci colpi di mano ai danni di navi mercantili e procurare quindi a Fiume i rifornimenti necessari. In abiti civili e facendo uso di documenti falsi, gli Uscocchi giungevano presso una città costiera dell’ Adriatico per imbarcarsi su di una nave mercantile, il cui carico aveva attratto l’ attenzione degli informatori dell’ Ufficio Colpi di Mano (diretto da Guido Keller, pilota pluridecorato della leggendaria squadriglia “Baracca”) presenti sul luogo. Una volta in alto mare, la nave veniva dirottata (sotto la minaccia delle armi) verso Fiume. Alle volte, per impadronirsi dei carichi, era necessario effettuare dei veri e propri abbordaggi, come nel caso del mercantile “Persia”, sequestrato dagli Uscocchi il 10 ottobre 1919 e recante armi e munizioni.

 

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