G.S.G.9 – GrenzSchutzGruppe 9 – Attività Operative

27 aprile 2007, Sankt Augustin (Colonia): tiratori scelti ed osservatore del G.S.G.9 (Foto Getty / Juergen Schwarz)
Dalla propria creazione fino al 2001, il G.S.G.9 risultava aver preso parte ad oltre mille operazioni, tanto in Patria quanto all’ estero. Il reparto è spesso dispiegato a supporto delle operazioni più delicate poste in essere dai reparti territoriali.
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1974, Germania, Coppa del Mondo: il primo dispiegamento operativo avviene in occasione dei mondiali di calcio del 1974, ospitati dalla Germania. Secondo le informative dei servizi di sicurezza, il gruppo terroristico della Baader-Meinhof si preparava ad effettuare uno o più attacchi in occasione della manifestazione sportiva, il G.S.G.9 venne quindi dispiegato con compti di controterrorismo.
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1976, Austria, Giochi Olimpici: il “gruppe” è affiancato ai reparti d’ élite austriaci nell’ assicurare il pacifico svolgimento dei giochi olimpici in Austria.
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1976, Canada, Giochi Olimpici estivi: attività di assistenza per la Royal Canadian Mounted Police (R.C.M.P.).
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Operatori si apprestano ad effettuare un inserimento tramite fast roping
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18 ottobre 1977 , Mogadiscio (Somalia), operazione “MAGIC FIRE”: è l’ intervento finora maggiormente noto del GrenzSchutzGruppe 9 (nonchè suo battesimo del fuoco), volto alla liberazione del volo Lufthansa LH 181 in mano a terroristi palestinesi sulla pista dell’ aeroporto di Mogadiscio (Somalia) il 18 ottobre del 1977 e portato a termine avvalendosi della supervisione di due operatori dello Special Air Service britannico.
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A raccolta per il briefing ; gli operatori sono armati di pistole mitragliatrici H&K MP-5 nelle versioni standard ed SD silenziate . L’ agente sulla sinistra è equipaggiato con un non ben identificato fucile a pompa per il combattimento ravvicinato ( forse un Franchi )
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Due operatori coprono il dispositivo principale in procinto di infiltrarsi all’ interno di un’ abitazione

1978: il G.S.G.9 fornisce assistenza al servizio segreto della Repubblica Federale tedesca, demolendo il muro di cinta di un istituto detentivo, così da permettere la fuga di un agente in incognito.

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In occasione del fallito raid condotto dalla Delta Force e dalla U.S. Navy in Iran nel 1980 (allestito per liberare i civili asserragliatisi nell’ ambasciata statunitense di Teheran a seguito della rivoluzione di stampo marcatamente islamico in atto nel Paese), Wegener propone l’ inserimento di una squadra di osservatori avanzati in zona operazioni, ma l’ aiuto viene rifiutato.
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Gli anni ottanta vedono il “gruppe” costantemente coinvolto in operazioni volte alla cattura di pericolosi latitanti appartenenti ad organizzazioni terroristiche dell’ estrema sinistra. Nel 1982, a seguito di un’ informativa prodotta dalla polizia di Francoforte e riguardante possibili attività sospette in atto nelle campagne circostanti la città, l’ allora comandante del G.S.G.9, il Colonnello Uwe Dee (subentrato a Wegener) inserì una squadra d’ osservazione di cinque militari in zona operazioni. Dopo sei giorni, i militi arrestarono due elementi di sesso femminile (i quali si rivelarono essere elementi chiave dalla scena terroristica tedesca dell’ epoca), sequestrando inoltre una cassa contenente armi, esplosivi, documenti falsi, mappe ed informazioni su installazioni militari statunitensi, nonchè le coordinate per il rinvenimento di quattordici ulteriori casse. Tali località furono poste sotto sorveglianza, portando (cinque giorni dopo) alla cattura di Christian Klahr, figura chiave della Rote Arme Faktion (R.A.F.), gruppo terroristico di estrema sinistra.
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Tiratore scelto in appostamento. Il basco con il brevetto è indossato in questa fotografia per pure esigenze di immagine

27 giugno 1993: l’ unità è coinvolta in un episodio che metterà a repentaglio la sua stessa esistenza. Il G.S.G.9 è chiamato ad arrestare il leader del gruppo terroristico Rote Arme Faktion (R.A.F.), Wolfgang Grams, il quale resta ucciso nel corso dell’ intervento. Nonostante i rapporti indichino come suicidio la causa della morte di Grams, testimoni oculari affermano di aver visto il terrorista ammanettato venir ucciso a sangue freddo da uno degli operatori con un colpo di arma da fuoco alla testa. Ben più sinistro è l’ attentato alla casa di uno degli agenti quale rappresaglia per la presunta esecuzione: identità e luogo di residenza degli uomini del reparto sono, come ovvio, coperti da segreto, ciò avrebbe indicato la presenza di un informatore all’ interno della struttura. Allo stato attuale dei fatti, i dubbi sull’ oscuro episodio della morte di Grams non sono ancora stati fugati e ciò costituisce un solido appiglio per tutti coloro i quali in Germania non vedano di buon occhio il gruppo. Nonostante le polemiche resta una certezza in tutta questa vicenda: le centinaia di vite che il G.S.G.9 ha contribuito a salvare in quasi trent’ anni di attività, valgono icertamente molto più dell’ esistenza di chi queste vite ha cercato di distruggerle.[break]

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L’ armeria del gruppe
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Dal 2000 il G.S.G.9 effettua operazioni prettamente su suolo nazionale

Agosto 1993: il gruppo porta brillantemente a compimento il salvataggio di un agente della polizia penitenziaria preso in ostaggio in un istituto di pena, ponendo per’ altro fine ad una rivolta di ventidue ore.

Lo stesso mese, un aereo della compagnia KLM in volo da Tunisi ad Amsterdam viene dirottato da un uomo di nazionalità araba, il quale chiede il rilascio di Sheik Omar Abdel Rahman detenuto nel carcere di New York per l’ attentato al World Trade Center del 1993. Non appena il velivolo tocca terra a Dusseldorf, il G.S.G.9 entra in scena e arresta il dirottatore senza che sia sparato un colpo. Un editoriale sul periodico tedesco “Aachener Volkseitung”, normalmente critico nei confronti dell’ unità, plaude all’ azione e chiede che il gruppo sia mantenuto operativo.
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1° giugno 2000, Wasserbillig (Lussemburgo): il “gruppe” presta la propria assistenza alle squadre speciali del Lussemburgo allertate presso la cittadina di Wasserbillig partecipando alla liberazione di 25 bambini e tre insegnanti tenuti in ostaggio da un folle all’ interno di un asilo del luogo. L’ uomo, Neji Bejaoui un libico affetto da gravi turbe psichiche, era entrato all’ interno dell’ asilo il giorno precedente. Apparentemente disarmato, aveva fatto richiesta di una somma di denaro ed un aereo per mezzo del quale avrebbe potuto far ritorno in Libia e riabbracciare i figli sottrattigli per motivi di sicurezza. Grazie anche all’ aiuto dello psichiatra presso il quale l’ uomo era in cura, si è potuto ottenere il progressivo rilascio di alcuni degli ostaggi, ma quando questi ha mostrato ad una delle finestre la bomba a mano di cui era armato, le squadre speciali hanno preferito entrare in azione. Convinto ad uscire dall’ edificio con il pretesto di venire intervistato dalle televisioni nazionali, Bejaoui si è presentato nel cortile dell’ asilo con due ostaggi. Camuffata da troupe televisiva e con una pistola mitragliatrice nascosta all’ interno di una telecamera fasulla, la squadra “interforze” si è avvicinata all’ uomo colpendolo alla testa non appena a tiro. Nonostante il positivo esito dell’ operazione che ha portato in salvo illesi tutti i ventotto ostaggi, dure critiche sono state mosse nei confronti del capo della polizia lussemburghese per quella che a molti è sembrata una vera e propria trappola tesa all’ uomo. Bejaoui , seppur gravemente ferito, è comunque riuscito a salvarsi.
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Dalla fine del 2000, il G.S.G.9 sarà chiamato ad operare esclusivamente all’ interno dei confini nazionali.
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Un operatore del G.S.G.9 ripreso a Baghdad ed armato di pistola mitragliatrice H&K MP5

Gennaio 2004 / …, Iraq: in deroga a quanto stabilito dal Governo tedesco nel 2000, a partire dal gennaio 2004 il G.S.G.9 è stato inviato in Iraq, con l’ incarico di proteggere le azioni umanitarie svolte dal contingente tedesco. Berlino si è quindi vista costretta a ritornare sui propri passi, in merito alla questione dei dispiegamenti operativi fuori area del GrenzSchutzGruppe 9, delegando (quanto meno in apparenza) i membri del reparto, a servizi di scorta per i diplomatici tedeschi nell’ area ed alla difesa delle proprie ambasciate. Tutti incarichi di basso profilo quindi, che ben esemplificano la volontà di Berlino di rimanere al di fuori di un conflitto che ha sempre osteggiato, anche e soprattutto a causa di interessi economici. Diverse aziende tedesche (quali Kolb, Walter Engineering Trading, Preussag AG, BP, Carl Zeiss, Degussa, MBB, Rhinemetall, Siemens, Tesa, Thyssen) sono infatti risultate appaltatrici per la costruzione di laboratori utilizzati dal regime iracheno per la produzione di agenti chimici, batteriologici e la manifatturazione dei missili Scud.

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La rotta seguita dal convoglio ed il luogo nel quale è scattato l’ agguato (foto © Bild)
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Un terrorista, armato di fucile di precisione SVD Dragunov, mostra il brevetto da paracadutista strappato ad uno degli operatori del G.S.G.9 caduto nell’ imboscata
Mercoledi 7 aprile 2004, due operatori del G.S.G.9 vengono barbaramente uccisi da terroristi islamici a seguito di un agguato. I due militari facevano parte di un convoglio partito da Amman (Giordania) alla volta di Baghdad, onde assicurare la protezione dell’ ambasciata tedesca nella capitale irachena. Secondo quanto ricostruito da un testimone oculare, il convoglio (costituito da tre jeep) sarebbe improvvisamente stato fatto segno del fuoco di R.P.G. (Rocket Propelled Grenade) e bombe a mano, nei pressi di Fallujah.
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Uno dei mezzi (una Toyota Land Cruiser) sarebbe stata colpito da un razzo R.P.G., per finire la propria corsa contro il muro di un edificio. I due occupanti del mezzo, Tobias R. (27 anni) e Thomas H. (38 anni), entrambi in forze presso il G.S.G.9, sono stati successivamente estratti in fin di vita dall’ abitacolo del mezzo e barbaramente uccisi.
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Tomas H., di anni 38
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Tobias R., di anni 27
Un capannello di iracheni festanti si è successivamente riunito sul luogo dell’ agguato per fare scempio dei corpi degli sventurati e depredarli dei propri averi, come da oramai barbara e regolare consuetudine dei Paesi a religione islamica. Gli altri due veicoli componenti il convoglio, sono riusciti ad effettuare lo sganciamento raggiungendo regolarmente la propria destinazione.
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