G.I.S. Gruppo d’ Intervento Speciale – Attività Operative

Operatori si apprestano a saturare un ambiente (foto G.I.S.)

29 dicembre 1980, carcere di Trani: benchè fosse nato oramai da diversi anni, l’ esistenza del G.I.S. venne svelata all’ opinione pubblica italiana solo in occasione della riacquisizione del carcere di Trani. Gli operatori vennero inseriti tramite elicottero sul tetto dell’ istituto di pena, devastato dalla rivolta di ottanta delinquenti rinchiusi all’ interno, i quali avevano preso in ostaggio diciotto agenti di custodia. I militi hanno rapidamente riportato i balordi all’ ordine, riconsegnando la struttura nelle mani delo Stato. Ecco come, un noto quotidiano romano, ha riportato ai suoi lettori l’ accaduto la mattina successiva: “Tre elicotteri sono arrivati all’improvviso, verso le 16.15: uno controllava dall’alto mentre gli altri si posavano sui ‘coperchi’ della prigione. Portavano ordigni paralizzanti e cariche esplosive al plastico. Pochi minuti più tardi, a trenta secondi uno dall’altro, scoppiavano i primi ordigni: tonfi sordi, terribili. Si doveva far breccia sui muri e scardinare le cancellate, aprire varchi. Altre deflagrazioni si succedevano a una distanza di tempo impressionante, poiché lasciavano prevedere resistenze ed ostacoli… e tra uno scoppio e l’altro, i rimbombi delle sventagliate di mitra e ogni tanto singoli spari di revolver. La battaglia è stata furibonda. Il raid di Trani ha rivelato, all’improvviso, l’esistenza di un reparto speciale dei Carabinieri, efficientissimo e moderno. La cosa che ha suscitato il più grande stupore non è stata tanto la condotta di tutta l’operazione, peraltro esemplare, quanto che nessuno sapeva dell’esistenza di questi uomini, né chi fossero né quanti fossero.” Sembrerebbe che il Tuscania dell’ Arma, abbia effettuato la cinturazione dell’ obiettivo poco prima dell’ intervento condotto dal G.I.S., anche se la notizia resta da confermare.



Gennaio 1982, Tuscania (Viterbo): operatori del G.I.S. partecipano nelle campagne di Tuscania (Viterbo) alle operazioni di ricerca dei terroristi di Prima Linea che il 21 Gennaio hanno ucciso due Carabinieri al termnine di una rapina a Monteroni d’ Arbia (Siena). I due militi caduti erano gli ausiliari Euro Tarsilli e Giuseppe Savastano, rispettivamente di 19 e 20 anni. Ferito il Maresciallo Augusto Barna che li guidava, il quale era riuscito a rispondere al fuoco dei sette criminali ed abbatterne uno, Lucio Di Giacomo. I balordi saranno successivamente catturati al termine di un conflitto a fuoco ad Arlena di Castro (Viterbo).



24 Gennaio 1982, Tuscania: operatori del G.I.S. ripresi mentre partecipano alle ricerche di terroristi di Prima Linea nelle campagne di Tuscania


25 agosto 1987, Porto Azzurro: riacquisizione del carcere di massima sicurezza, al centro di una rivolta.



Al pari di ogni forza speciale internazionale, il Gruppo d' Intervento Speciale dispone di un equipaggiamento all' avanguardia nella lotta al terrorismo


24 Dicembre 1989, Locri: cattura dell’ esponente della ‘Ndrangheta Strangio, nell’ambito delle attività di indagine sul sequestro di Cesare Casella.



17 Aprile 1990, Santa Margherita Ligure (Genova): liberazione della piccola Patrizia Tacchella, vittima di un sequestro a scopo di estorsione.




8 Novembre 1991: il farmacista Egidio Sestito dopo la liberazione

8 Novembre 1991, Aspromonte: liberazione del farmacista Egidio Sestito, in collaborazione con lo Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori” di Calabria. L’ uomo era stato rapito il 9 Ottobre precedente. Sembra che al momento del contatto tra sequestratori e militari, questi ultimi abbiano sparato in aria per convincere i rapitori ad abbandonare l’ ostaggio. I balordi sono riusciti a fuggire, ma Sestito e’ stato recuperato incolume. “Sono riconoscente a questi meravigliosi ragazzi. Se sono libero lo devo a loro, solo a loro”, ha dichiarato l’ ex ostaggio.



I momenti precedenti all' irruzione in un caseggiato. Due operatori sono muniti di uno scudo balistico con apposita feritoia (visibile sul lato destro) dalla quale aprire il fuoco

I militi irrompono all' interno dell' obiettivo


Lunedi 16 Gennaio 1995, Segrate (Milano): ben sei ore e mezzo e’ durato l’ incubo di Raffaele Alessi, diciassettenne sequestrato nell’ appartamento del padre a Segrate da due criminali albanesi. Il dramma era iniziato quando alle ore 07:45, Tonin Ndoja, accompagnato da una connazionale, si era introdotto nell’ abitazione di Lucio Clarelli, situata al primo piano di una palazzina di Segrate. Al’ interno si trova la compagna dell’ uomo, Caterina Capozza che riesce a chiudere il balordo in uno sgabuzzino e fugge. Ma in casa resta Raffaele, figlio dell’ uomo, il nonno paterno Giovanni e la madre della Capozza. Secondo Ndoja, Lucio Clarelli (originario della Puglia e con precedenti per truffa ed estorsione) gli avrebbe cambiato 160 milioni di lire in marchi poco tempo prima ma, stando al racconto del criminale, la valuta sarebbe successivamente risultata falsa. I 160 milioni erano stati raccolti da Ndoja e da altri connazionali per mezzo di attivita’ non chiare ed erano destinati ad alcuni connazionali in Albania. Questi ultimi, accortisi della truffa, avrebbero preso in ostaggio alcuni parenti dell’ Ndoja per convincerlo a recuperare la somma. La coppia di albanesi sarebbe arrivata quella mattina alla casa chiedendo di Lucio alla convivente Caterina Capozza, la quale ha detto loro che l’ uomo non era in casa in quel momento, facendoli comunque entrare nell’ appartamento. Al momento opportuno, la Capozza ha chiuso l’ uomo in uno sgabuzzino ed e’ fuggita dopo aver spintonato la ragazza. Ndoja si e’ infine liberato sparando due colpi di pistola alla serratura della porta. Le detonazioni hanno insospettito i vicini, i quali hanno immediatamente allertato i Carabinieri. Giovanni Clarelli, chiusosi in una stanza, segnala la sua presenza ai carabinieri accorsi nel frattempo, e si lancia dalla finestra su di un telo dei pompieri.



16 Gennaio 1995, Segrate (Mi), ore 15:01 : i Carabinieri del G.I.S. entrano da una delle finestre

Nel mentre Ndoja intavola le trattative con la Polizia per la consegna della somma. Sul luogo giunge una funzionaria di Polizia che, dopo essere entrata nell’ abitazione, ottiene la liberazione della madre della Capozza, la signora Musillo. Nelle mani dei balordi resta ora solo Raffaele. Alle 14:55 vengono consegnati a Ndoja 80 dei 160 milioni richiesti. Il criminale, che intende ottenere la somma in tempo per prendere l’ aereo delle 17:00 per Tirana, lancia un’ ultimatum: se entro quattro minuti non otterra’ il resto della somma, uccidera’ Raffaele. Si decide quindi per l’ intervento immediato del G.I.S., giunto nel frattempo da Livorno. Alle 15:01, tredici operatori divisi in due squadre irrompono all’ interno dell’ obiettivo da due punti diversi. Otto militari si appostano al di fuori dell’ ingresso principale, posizionandovi un cannone ad acqua con il quale scardinerranno la porta dell’ appartamento. Altri cinque collocano una scaletta ai piedi di una finestra della casa. Al segnale di “via” vengono fatte saltare, a scopo diversivo, due finestre ubicate lontano dai due punti d’ entrata. I militi in attesa sulla strada entrano attraverso la finestra dopo aver lanciato all’ interno della stanza una flashbang. Ndoja, ancora armato nel corridoio e distratto da un telefonata da parte del sostituto procuratore, viene ferito allo stomaco da due colpi di MP5. La ragazza e’ colpita dalla porta scardinata e neutralizzata con un pugno in viso. L’ assalto non dura piu’ di quattro secondi, e l’ ostaggio viene tratto in salvo incolume. “Ho sentito dei botti, poi dei colpi”, raccontera’ Raffaele dopo la liberazione. “Ho capito che stava accadendo qualcosa. Mi sono trovato davanti quegli uomini incappucciati: mi hanno gridato di stare giu’. Poi ho capito che era finita, proprio finita, e che finalmente tornavo libero.”



4 Marzo 1995, Verona: il G.I.S. sventa una rapina di due miliardi di lire ad un furgone portavalori. Alle 22:00 circa, il mezzo aveva appena prelevato l’ incasso della giornata da un supermercato nel centro di Verona, quando e’ stato bloccato da un furgoncino bianco e tamponato da una Thema grigia all’ uscita del garage del supermercato. A supportarli, nelle vicinanze, un’ altra macchina. Cinque rapinatori hanno fatto per assaltare il furgone, ma la reazione degli operatori del G.I.S. (una sessantina, appostati in diverse macchine senza contrassegni) e’ stata fulminea. Alla vista dei militari, i criminali hanno cercato di aprire il fuoco, ma le capacita’ di tiro degli operatori non gli hanno lasciato scampo. Due rapinatori sono stati abbattuti, gli altri tre feriti e catturati.



9 maggio 1997, Piazza San Marco, Venezia: facendo uso di un' impalcatura edile, quattro operatori del G.I.S. scalano silenziosamente il campanile ove si trovano asserragliati i Serenissimi (Foto &copy Michele Gregolin / Reuters)

Sabato 9 maggio 1997, piazza San Marco (Venezia): il G.I.S. e’ chiamato a riprendere possesso del campanile di piazza San Marco a Venezia, occupato da uno sparuto gruppetto di sedicenti separatisti della “Serenissima Repubblica Veneta”. L’ azione dei “Serenissimi” (otto uomini provenienti dalle zone di Padova e Verona e di eta’ compresa tra i venti ed i quarantasei anni) ha avuto inizio alle 00:30 circa di sabato 9 maggio quando, all’ urlo di “Questa e’ un’ azione di guerra”, sequestrano un traghetto all’ imbarco dell’ isola di Tronchetto. Munito di un improvvisato mezzo blindato (in seguito rivelatosi una comunissima macchina agricola modificata ad effetto), di un camper ed armati di un vecchio mitra MAB risalente al Secondo Conflitto Mondiale, il gruppo raggiunge il campanile di Piazza San Marco alle 01:00, occupandolo dopo averne forzato la porta d’ entrata con il mezzo blindato.



Sul campanile viene issata la bandiera con l’ effige del leone di San Marco, mentre due uomini restano nel blindato. Alle 01:30, alcuni studenti sulla piazza notano il movimento ed avvisano le forze di polizia. Alle 04:00, ventiquattro operatori del G.I.S. giungono dalla base operativa di Livorno. Alle 05:15 il blindato effettua alcune manovre su piazza San Marco, mentre il gruppo di “separatisti” da il via alle trattative con l’ allora Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Alle 06:30, i due uomini rimasti nel blindato si inseriscono sulle frequenze dell’ edizione mattutina del TG1, leggendo un proclama di secessione (azione questa, gia’ precedentemente effettuata nel corso delle edizioni serali del rotocalco televisivo). Alle 08:35 si decide di porre fine all’ assedio.



9 maggio 1997, Piazza San Marco, Venezia: il G.I.S. cattura i "serenissimi".




9 Maggio 1997, Piazza San Marco, Venezia: il G.I.S. cattura i "serenissimi".

Sotto la coperura dei tiratori scelti, gli operatori si muovono. In otto minuti, quattro militari scalano un’ impalcatura per lavori posta al di fuori della torre, fino a raggiungerne la sommita’. Dal basso, un’ altra squadra procede attraverso le scale e dal loggiato. Una volta in posizione, in soli due minuti i militi neutralizzano i “Serenissimi” senza sparare un singolo colpo. Nel mentre, a terra, due operatori intimano agli occupanti del blindato di abbandonare il mezzo, sotto la minaccia dell’ esplosivo. Nel campanile saranno rinvenuti il MAB, manifesti propagandistici, viveri e biancheria di ricambio. L’ unico momento di tensione lo si e’ avuto quando, all’ alt intimato da uno dei militari (di origine siciliana), i sospetti hanno risposto in dialetto veneto, disorientandolo. Agli otto sara’ contestato il reato di sequestro di persona e di attentato all’ unita’ nazionale.



1997, Albania, missione “ALBA”: il reparto dispiegato in Albania quale unità con compiti di intervento nel caso di eventuali attentati terroristici.



Operatori del G.I.S. in addestramento presso Sarajevo (foto Multinational Specialized Unit)


Sempre alla fine degli anni novanta (a partire dal 1997) ricordiamo anche la presenza in Bosnia-Erzegovina e Kossovo, accanto alle M.S.U. dell’ Arma dei Carabinieri ed anche con compiti di intelligence



18 dicembre 1999, Isola di Alicudi: operazione antinarcotici con cattura di natante in movimento.



Martedì 7 giugno 2000, via Malta, Torino: tutto ha inizio il precedente 19 maggio. La quindicenne Rosa Laura Spadafora viene rapita all’ uscita della scuola da un gruppo di balordi. La ragazza telefona a casa dal proprio luogo di prigionia: i rapitori pretendono un riscatto di un miliardo di lire. Dopo quindici giorni di indagini, sono individuati in quattro elementi: due albanesi e due italiani. Dalle intercettazioni telefoniche effettuate, sembra che i delinquenti abbiano capito di essere alle strette e paventano l’ ipotesi di uccidere l’ ostaggio. La sera del 6 giugno viene quindi allertata la squadra d’ intervento, costituita da otto uomini del G.I.S. e due del Raggruppamento Operativo Speciale. Alle 22:00 circa, gli operatori giungono da Livorno all’ aeroporto di Torino Caselle a bordo di un Hercules C-130. Giunti al Comando Provinciale, gli uomini preparano la successiva perlustrazione dell’ obiettivo, percorrendo in abiti civili e a piedi la strada (via Malta) ove è stato individuato il covo dei rapitori (un appartamento all’ interno di un condominio di sette piani). Tornato presso il Comando Provinciale, il gruppo di professionisti mette a punto gli ultimi dettagli del piano, anche grazie alla planimetria dell’ appartemento. Alle 02:00 il raid ha inizio. La squadra d’ intervento si introduce nel condominio raggiungendo il settimo piano, ove è sito l’ appartemento dei rapitori. Con uno speciale apparecchio, i carabinieri sono in grado di ascoltare il respiro regolare degli occupanti della casa, immersi in un sonno profondo. Viene dato il segnale di via. Dopo aver abbattuto la porta (non blindata) con un piccolo ariete, gli operatori si riversano all’ interno dell’ obiettivo, “saturando” tutti i locali. Non viene sparato un colpo ed in una manciata di secondi gli assaltatori immobilizzano i quattro farabutti. L’ ostaggio si trova in stanza di Silvano Bassanino e della sua compagna albanese Viollca Qosja. Mentre uno dei carabinieri punta la propria MP5 contro i due delinquenti, un secondo si sposta sull’ ostaggio al fine di proteggerlo. Immobilizzata tutta la banda, la ragazza è trasportata in spalla fuori dall’ appartamento. L’ intera operazione ha avuto termine in circa diciotto secondi. Oltre al Bassanino ed alla Qosja, gli altri arrestati sono Floris Buzdra (cugino della Qosja) ed Italo Bergonzoni.



10 giugno 2000, Torre Annunziata: cattura del latitante camorrista Ferdinando Cesarano.



In Bosnia il G.I.S. ha operato all' interno delle M.S.U. dei Carabinieri (foto G.I.S.)


Aprile 2002 / … , operazione ” ENDURING FREEDOM ” : dall’ aprile 2002 , cinquanta operatori del G.I.S. sono dispiegati nell’ area di Kabul al fine di garantire la sicurezza dell’ ex re afghano Zahir Sha , di ritorno dall’ esilio che lo aveva costretto a soggiornare in Italia per circa un trentennio (operazione “CORONA”, 25 marzo).




Operatore armato di pistola mitragliatrice H&K MP5-A5 con calcio retrattile e puntatore laser

28 maggio 2002 , Pratica di Mare (Roma) , vertice N.A.T.O. – RUSSIA: in occasione della storica firma del trattato di Roma , che sancisce ufficialmente l’ entrata della Russia nella N.A.T.O. ( North Atlantic Treaty Organization ) , eccezionali misure di sicurezza vengono adottate a difesa della base militare di Pratica di Mare , luogo adibito ad ospitare il summit . A garantire la sicurezza dei cieli è stato predisposto un Gruppo Campale di Comando e Controllo (G.C.C.C.) dell’ Aeronautica Militare , al quale un aereo radar Awacs ha costantemente inviato i dati dello spazio aereo sovrastante in tempo reale . In caso di minaccia aerea , le informazioni sarebbero state inviate al Comando Operativo Forze Aeree di Poggio Renatico (Ferrara) per poi rimbalzare alla situation room allestita a Pratica di Mare all’ interno della quale un team di sette persone , guidato dal Capo di stato maggiore dell’ Aeronautica Sandro Ferracuti , avrebbe ordinato l’ eventuale abbattimento tramite la squadra aerea costituita da due coppie di Tornado ed F-104 . In caso di minaccia da parte di un apparecchio sensibilmente più piccolo o di un ultra leggero , l’ intervento sarebbe spettato rispettivamente agli MB 339 o agli elicotteri armati HH3F . Quale ultima difesa sono state disposte batterie di missili Spada , Aspide e Hawk , nonchè l’ intervento missilistico grazie alle unità della Marina presenti entro 15 miglia dalla costa laziale . Queste ultime sono state impiegate quale piattaforma operativa dal G.O.I. del COM.SUB.IN. , il quale sembra aver dispiegato per l’ occasione la propria flottiglia di mezzi subacquei speciali onde contrastare le attività di gruppi di sabotatori provenienti dal mare (eventualità paventata nei giorni precedenti al summit dalla stessa F.B.I.) . I team di ispezione del Reggimento San Marco erano inoltre presenti sulle unità navali al fine di effettuare eventuali abbordaggi ed investigazioni di vascelli sospetti .




Carabinieri del G.I.S. in assetto controterrorismo. Oltre alle pistole mitragliatrici H&K MP5-A5 munite di mirino olografico EOTech HOLOsight, si puo' notare un fucile a pompa Benelli


Data la distanza tra il litorale e la base , risulta probabile che ulteriori distaccamenti di forze speciali siano stati dispiegati sulla terra ferma unitamente ai reparti territoriali delle forze dell’ ordine a cavallo ed appiedati . In caso poi di pericolo imminente per le venti delegazioni straniere , sono stati predisposti piani di evacuazione aerea tramite apparecchi ad ala rotante in assetto S.A.R. ( Search And Rescue ) , mentre la sicurezza nel sottosuolo è stata assicurata da squadre presenti nel complesso fognario sottostante l’ obiettivo ( non escludiamo che la Francia abbia contribuito tramite lo SNIO , un corpo di circa 15 uomini in grado di operare in tali ambienti ) . Copertura assicurata anche in caso di attacco chimico o batteriologico grazie agli operatori N.B.C. dell’ Esercito Italiano e qualora fossero stati rinvenuti ordigni convenzionali per mezzo di nuclei E.O.D. . Per ciò che concerne la protezione ravvicinata delle personalità presenti , G.I.S. e N.O.C.S. hanno operato probabilmente a stretto contatto con i reparti stranieri distaccati a seguito delle delegazioni . Almeno a giudicare dalle immagini diffuse dai media nazionali , sembrerebbe inoltre che uomini dei sopra citati reparti fossero presenti a bordo delle auto del corteo presidenziale di George W. Bush in veste di ” counter attack teams ” misti in tandem con gli agenti dello United States Secret Service ( U.S.S.S. ) armati di lancia missili spalleggiabili terra-aria Stinger . Notevoli anche le misure di sicurezza nella Capitale e sui 30 chilometri di arterie stradali che separano questa da Pratica di Mare : la corsia centrale della Cristoforo Colombo è stata per l’ occasione riservata ai mezzi diretti verso la base , mentre numerosi sono stati i posti di blocco istituiti dalle forze dell’ ordine . Un totale di 15.000 uomini ha assicurato che il primo importante vertice del nuovo millennio si svolgesse in assoluta sicurezza fornendo uno splendido esempio di professionalità e senso del dovere.




Fast roping da un elicottero dell' Arma


Sabato 30 novembre 2002, Ostia (località Infernetto) : cattura del pericoloso latitante francese di origine tunisina Faid Isa Kamal (36 anni), ricercato per numerose rapine e tentato omicidio. Le indagini avevano avuto inizio il 9 giugno precedente quando, per impadronirsi della pistola di un Carabiniere, il sospetto non esitava a ferire a colpi di pistola un militare intervenuto in appoggio al collega. Kamal ricompare nel quartiere di Tor Bella Monaca il 16 ottobre successivo. Il delinquente, a bordo di un’ autovettura di grossa cilindrata, sperona due “gazzelle” della Benemerita, tentando di investire un Carabiniere. Percorre successivamente, per circa un chilometro, una strada in senso contrario, per esser raggiunto dai Carabinieri e finire fuori strada. Uscito dall’automezzo, il Kamal sparava all’indirizzo dei militari (facendo uso di una Smith & Wesson cal.38 Special con matricola abrasa) dileguandosi all’interno dei palazzi popolari. Il 6 novembre, i Carabinieri intercettavano ancora Kamal a Cerveteri (Roma). A bordo di un veloce automezzo, il sospetto forza il posto di blocco appositamente predisposto, tentando di investire uno dei militari. Il 30 novembre, il delinquente è infine scovato in una villa di due piani dell’ Infernetto (Ostia), in via Annerivo 10. Stavolta Kamal è insieme alla convivente, Caterina Cantale, alla figlia di tredicenne e ad Alessandro P. (pregiudicato) e Alessandra R., proprietari della villa ed entrambi denunciati per favoreggiamento personale. Kamal (alto un metro e novanta centimetri, dal fisico atletico e facente uso di sostanze stupefacenti) è armato e giudicato altamente pericoloso. Alle ore 16 del 30 novembre, avuta la certezza che il delinquente si trovava in casa, i militari davano il via all’ intervento. Sedici operatori del G.I.S. scavalcavano il muro di cinta della villetta e, dopo aver fatto saltare la porta blindata, irrompevano all’ interno dell’ obiettivo, immobilizzando tutti i presenti e traendo in arresto il Kamal senza sparare un colpo. All’ interno dell’ obiettivo veniva rinvenuta una carabina cal.22, una carabina ad aria compressa in cal.4.5, ventidue cartucce a pallini di vario calibro, otto cartucce cal.38 e quarantadue tra coltelli e pugnali di varie dimensioni.




Esercitazione di salvataggio ostaggi all' interno di un teatro




Un operatore armato di pistola mitragliatrice Beretta M12 al quale è stata applicata una torcia (al di sotto della canna) ed un puntatore laser. L' M12 è ormai stata sostituita dalla serie MP5 della Heckler&Koch

29/ 31 agosto 2003, Costa Smeralda (Olbia): il G.I.S. è dispiegato presso Villa Certosa, residenza estiva del Primo Ministro Silvio Berlusconi, in occasione della visita di tre giorni del Premier russo Vladimir Putin. Immagini diffuse dai media nazionali, hanno mostrato una squadra del G.I.S. in assetto antiterrorismo a bordo di un elicottero dell’ Arma. Vista la vicinanza di Villa Certosa al mare, non è da escludersi che operatori del G.O.I. siano stati presenti nei pressi della costa. Il G.I.S. si occupa inoltre di fornire la scorta per il Premier Berlusconi (l’ ex Primo Ministro Massimo Dalema usufruiva del N.O.C.S.).




Operatori del G.I.S. di scorta a Paul Bremer, Governatore Provvisorio dell' Iraq. Il militare è armato di una pistola mitragliatrice HK-51, versione in 5.56x45mm delle MP5, equipaggiata con tromboncino lanciagranate M-203 e torcia

5 giugno 2003 / 20 dicembre 2006, Iraq, operazione “ANTICA BABILONIA”: giovedì 5 giugno 2003, Bari ha salutato la partenza della nave da sbarco anfibio SAN GIUSTO e l’ inizio dell’ operazione “ANTICA BABILONIA”, in Iraq. Imbarcati, i Fucilieri di Marina del Reggimento “San Marco” ed il personale G.O.I./ G.O.S. del COM.SUB.IN.. Scopo dell’ operazione, che impegnerà circa tremila uomini provenienti dalle quattro armi delle nostre forze armate, sarà quello di “concorrere, con gli altri Paesi della coalizione, a garantire le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie a consentire l’afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari e contribuire, con capacità specifiche, alla condotta delle attività di intervento più urgenti per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali” (fonte www.esercito.difesa.it).


Nel dettaglio:

-creazione e mantenimento di un ambiente sicuro;
-concorso all’ordine pubblico e polizia militare;
-supporto alle attività di sminamento;

-rilevazioni biologiche e chimiche;
-assistenza sanitaria;
-gestione aeroportuale;
-supporto alle attività di ricostruzione;
-ripristino di infrastrutture pubbliche essenziali;

ESERCITO (circa 1.700 effettivi )

– Comando Brigata “Garibaldi”;
– 18° Reggimento Bersaglieri (67° battaglione);
– Squadrone 19° Reggimento Cavalleria “Guide”;
– Compagnia del Regg. Lagunari “Serenissima” ;
– 1/2 Distaccamenti 9° Reggimento Incursori Paracadutisti “Col Moschin”;
– Compagnia NBC 7° Reggimento “Cremona”;
– Compagnia Genio (21° Regg. Genio Guastatori);
– Compagnia Trasmissioni (7° Regg. );
– Gruppo Supporto di Aderenza (6° Regg. Trasporti);
– Nuclei Bonifica Ordigni Esplosivi (21° Regg. Genio);
– Cellula Intelligence;
– Compagnia CIMIC (Cooperazione Civile Militare);

MARINA (circa 500 effettivi)

– Nave trasporto “San Giusto”;
– Pattugliatore Cigala Fulgosi (in rientro in Patria);
– Cacciamine “Viareggio” e “Chioggia”;
– 3 elicotteri SH-3D;
– una compagnia fucilieri Reggimento “San Marco”;
– distaccamenti G.O.I./G.O.S. del COM.SUB.IN.




Iraq, operazione ANTICA BABILONIA: operatori del G.I.S. effettuano un inserimento tramite fast rope, da un elicottero dell' Esercito Italiano


AERONAUTICA (circa 200 effettivi)

– Reparto Mobile di Supporto;
– Reparto Genio Aeronautica;
– 6° Reparto Manutenzione Elicotteri;
– 3 elicotteri HH-3F deo 15° Stormo;
– Cargo C-130J della 46A Brigata Aerea;

CARABINIERI (circa 400 effettivi )

– Unità M.S.U. (Multinational Specialized Unit) della 2a Brigata Mobile ;
– Compagnia Polizia Militare;



Sulla scorta dello Special Air Sevice britannico, anche il G.I.S. ha munito alcune Range Rover di scale a più sezioni

7 / 8 maggio 2004, via Ascari, Maranello: intervento minore del G.I.S. nella cittadina di Maranello, nella notte a cavallo tra venerdi 7 e sabato 8 maggio, quando uno psicolabile di 34 anni ha preso in ostaggio tre persone. Il dramma era iniziato intorno alle 19:00 di venerdi, quando l’ uomo (armato di una mitraglietta, due pistole e duecento proiettili) aveva preso in ostaggio una donna e due uomini (rispettivamente fratello e figlio della donna) in un laboratorio termoidraulico. Lo squilibrato ha liberato quasi subito la donna e due ore più tardi il fratello di lei, tenendo in ostaggio il figlio della stessa fino alla risoluzione della crisi. Accorsi sul posto anche gli operatori del G.I.S., pronti all’ intervento e muniti (tra gli altri) di pistole mitragliatrici H&K MP-5 in 9mm, caschi e scudi balistici. L’ episodio si è risolto fortunatamente senza il ferimento di alcuno, quando alle ore 04:00 circa, lo psicolabile ha deciso di liberare l’ ultimo ostaggio ed arrendersi ad un Capitano dell’ Arma. L’ ufficiale, avvicinatosi non senza rischi all’ uomo in evidente stato di confusione mentale, lo ha convinto a desistere dai propri propositi, mentre gli operatori del G.I.S. offrivano copertura. Lo squilibrato è stato successivamente trasferito presso il carcere di Modena con le accuse, contestate dal PM Marco Niccolini, di sequestro di persona e porto abusivo di armi da fuoco.




n momento della conferenza stampa a seguito dell' operazione

13 Marzo 2005, Corato: i Carabinieri del G.I.S. arrestano sei uomini costituenti una banda dedita alle rapine ai furgoni portavalori. L’ operazione e’ stata effettuata nella notte alla periferia di Corato, in contrada Colonnella, nell’ hinterland Barese, ove i malviventi avevano allestito il proprio nascondiglio. Tra i sei arrestati, tutti di origine calabrese, figura anche un latitante ricercato dalle procure di Napoli e Cosenza. A notte fonda i militi hanno fatto irruzione nel casolare, ove i malviventi erano certi di essere talmente al sicuro da non aver allestito alcun turno di guardia. Al momento del raid uno dei balordi ha tentato di reagire, venendo pero’ immediatamente bloccato da un operatore. Gli arrestati, gia’ noti per reati legati al traffico di stupefacenti, alla detenzione illegale di armi, alle rapine ed alle estorsioni, custodivano nel casolare nove fucili d’ assalto AK-47, una carabina, due pistole, tremila munizioni, giubbotti antiproiettile, abbigliamento mimetico e ricetrasmittenti.



Parte dell' arsenale sequestrato nel corso dell' operazione


Parte dell' arsenale sequestrato nel corso dell' operazione



Una delle auto al cui interno sono state rinvenute attrezzature per lo scasso

Per l’ assalto ai portavalori, la banda faceva inoltre uso di tre auto di grossa cilindrata rubate, munite di lampeggianti, attrezzi per lo scasso e lastre d’ acciaio rinforzate assicurate alla carrozzeria. Secondo gli accertamenti eseguiti, il gruppo si preparava ad entrare nuovamente in azione a breve. Gli arrestati sono Adolfo Foggetti, di 23 anni, Franco Bruzzese, di 38, Luca Bruni, di 28, Daniele e Carlo Lamanna di 31 e 38 anni, e Giovanni Abruzzese, di 46. Abruzzese e Bruzzese sono di origini Rom, mentre Bruni e Lamanna farebbero parte di un clan cosentino sospettato di aver compiuto diversi omicidi.




Parte dell' arsenale sequestrato nel corso dell' operazione. Si noti l' AK-47 il cui calcio in legno e' stato segato

Secondo il PM del Tribunale di Trani Luigi Scime’, che ha coordinato le indagini ed ha richiesto l’ intervento del G.I.S., gli arrestati appartenevano ad un ”gruppo pericolosissimo, pronto sparare, ad uccidere, a fare una strage pur di raggiungere il proprio risultato”, quello di assaltare furgoni portavalori in transito.



27 giugno 2005, Bogogno: operatore del G.I.S. dell' Arma ripreso nei pressi dell' abitazione di Angelo Sacco. L' uomo, in attesa di sfratto, ha sparato ad un ufficiale giudiziario e ad alcuni passanti e Carabinieri, provocando tre vittime (Foto &copy Associated Press / Luca Bruno)

27 giugno 2005, via Martiri, Bogogno: ore di terrore quello vissute dagli abitanti di Bogogno (paesino del Novarese) lunedì 27 giugno 2005. Alle ore 14:30, il geometra Claudio Morsuillo si reca presso l’ abitazione di Angelo Sacco, programmatore informatico di 54 anni ed abile tiratore, onde effettuare una perizia dell’ appartamento, sottoposto a pignoramento a causa di debiti non saldati. Non appena accortosi dell’ arrivo del geometra, il Sacco esce sulle scale imbracciando un fucile e, dopo aver atteso che l’ uomo gli si parasse dinnanzi, lo colpisce mortalmente. Lo squilibrato si barrica poi in casa, ed intorno alle 14:45 apre il fuoco indiscriminatamente verso la strada dal proprio balcone.



27 giugno 2005, Bogogno: operatore del G.I.S. dell' Arma ripreso nei pressi dell' abitazione di Angelo Sacco

Daniele Consonni, si trova qualche minuto dopo a passare in automobile lungo la via. Alle sue spalle procedono un’ altra autovettura ed un 4X4, mentre dinnanzi a se si trova la vettura di un’ avvocatessa di Arenzano. “Improvvisamente la macchina della signora ha inchiodato- racconta il Consonni – “Non capivo il perché. Ho guardato in alto e sul ballatoio di quella casa ho visto un uomo in maglietta verde e pantaloni cachi con un fucile da caccia in mano”. Si tratta del Sacco che, avvistata la macchina della donna, non esita a sparargli contro una decina di colpi, ferendo ad una spalla la conducente, la quale riesce comunque a fuggire mettendosi in salvo. Anche il Consonni e l’ autista del 4X4 fuggono, riparandosi dapprima dietro una vettura e successivamente nel cortile di una casa. “Quello continuava a sparare a tutto quello che si muoveva, anche a ciò che non si muoveva”, ricorda il Consonni. Dopo aver sparato diverse decine di colpi, l’ arma si inceppa, ma è solo questione di secondi prima che il folle ricompaia armato di un nuovo fucile.




27 giugno 2005, Bogogno: il G.I.S. arriva sul luogo dell' incidente


27 giugno 2005, Bogogno: operatori del G.I.S. dell' Arma ripreso nei pressi dell' abitazione di Angelo Sacco. Si notino, sulle spalle dei militi, le maschere antigas (Foto &copy Associated Press / Luca Bruno)

Dalla vicina stazione dei Carabinieri le volanti partono alla volta del luogo dell’ incidente, dove si sta dirigendo anche Giampiero Cossu. Carabiniere di Bogogno, sposato e con una bimba di quattro anni, Cossu era in procinto di partire alla volta di Gattico (ove svolgeva servizio) quando, udito dell’ accaduto, ha deciso di dare una mano ai colleghi della locale stazione. E’ stato il primo dei Carabinieri ad essere colpito dal Sacco, ed è morto sull’ asfalto, senza che nessuno potesse aiutarlo a causa dei proiettili del folle, che oramai rimbalzavano tutt’ intorno, mentre i militari urlavano agli abitanti di non affacciarsi o uscire in strada. I colleghi di Cossu, anch’ essi feriti, non hanno potuto fare altro che assistere impotenti quando, alle 15:30, hanno visto sopraggiungere una motocicletta. I militari hanno provato ad avvertire il conducente, Giovanni Paracchini, ma non hanno potuto fare nulla quando la moto è finita nel campo di tiro del Sacco. Paracchini è morto all’ istante, colpito da una fucilata alle spalle, il corpo riverso esanime a terra, mentre qualcuno cercava inutilmente di trascinarlo al sicuro. Il Sacco ha continuato a sparare fino alle ore 16:10, per poi barricarsi in casa e staccare il telefono.



27 giugno 2005, Bogogno: i Carabinieri del G.I.S. si preparano all' intervento

In zona arrivano nel mentre decine di volanti dei Carabinieri del Comando di Compagnia di Arona e del Comando Provinciale di Novara, unitamente agli uomini della Polizia di Stato ed ai mezzi di soccorso. Sul posto (completamente isolato) giungono anche il Procuratore di Novara Corrado Canfora, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Fabrizio Bernardini ed il Questore Andrea Ninetti. Gli elicotteri sorvolano il perimetro dall’ alto, mentre gli inquirenti cercano inutilmente di mettersi in contatto con il Sacco, anche per mezzo della madre e della sorella, abitanti nello stesso stabile di tre piani. Le forze dell’ ordine seguono i movimenti dello squilibrato tramite i microfoni installati nell’ abitazione delle due donne. Alle ore 19:00 circa, giungono da Livorno in elicottero gli uomini del G.I.S., i quali si mettono immediatamente al lavoro onde definire i dettagli per una eventuale irruzione. Inutilmente il Procuratore Canfora ha cercato di instaurare un colloquio con il Sacco.



27 giugno 2005, Bogogno: operatori del G.I.S. ripresi nei pressi dell' abitazione di Angelo Sacco


27 giugno 2005, Bogogno: operatore del G.I.S. dell' Arma ripreso nei pressi dell' abitazione di Angelo Sacco. Il milite è armato di fucile a pompa Benelli, equipaggiato con torcia. Si noti la cartucciera, posta longitudinalmente sul petto per una rapida ricarica dell' arma (Foto &copy Associated Press / Luca Bruno)

Alla fine si è deciso di rompere l’ assedio attraverso l’ intervento del G.I.S. “Alle 00:03 abbiamo gettato cariche irritanti – racconta il Procuratore – “alle 00:05 gli ho dato l’ ultimo avviso e poi eravamo d’ accordo con i G.I.S. che dopo cinque minuti sarebbero intervenuti.”. Dopo aver riempito la casa di gas orticante al peperoncino, gli operatori hanno fatto saltare la porta dell’ abitazione e, nel buio dovuto al taglio temporaneo dell’ elettricità, hanno bloccato lo squilibrato senza sparare un colpo.



27 giugno 2005, Bogogno: il Comandante della squadra intervenuta, parla ai microfoni dei media subito dopo l' arresto del Sacco (Foto &copy Ansa)

“I nostri ordini erano di catturarlo vivo”, ha dichiarato il Comandante della squadra intervenuta “Tra l’ esplosione per far saltare la porta d’ ingresso e l’ immobilizzazione del soggetto, l’ operazione è durata non più di sette secondi. Sacco era seduto sul divano nella stanza d’ ingresso. Con noi non ha parlato, non ne ha avuto il tempo. Era stordito, gli abbiamo soltanto detto: ‘Siamo Carabinieri.’ Non aveva armi vicino a lui, ma nella stanza a fianco ce n’ erano parecchie”.






27 giugno 2005, Bogogno: i danni subiti da una delle finestre dell' abitazione del Sacco (Foto &copy Ansa)


“Quando i Carabinieri del G.I.S. hanno fatto irruzione nella sua casa – ha sottolineato il Generale Saverio Cotticelli, Comandante dei Carabineri del Piemonte e della Valle d’ Aosta – Sacco si era già arreso. Il suo atteggiamento era quello tipico di chi non vuole morire. Lui ha ucciso e noi lo abbiamo preso vivo senza spirito di vendetta.” Lo squilibrato è stato trasferito nel carcere di Novara. Il Comandante Generale dell’ Arma dei Carabineri, Luciano Gottardo, ha successivamente reso omaggio alla salma di Giampiero Cossu nell’ obitorio dell’ospedale di Novara, incontrandone la vedova. Il Comandante ha anche visitato i sei Carabinieri feriti e ricoverati a Novara e a Borgomanero.”I Carabinieri – ha sottolineato – hanno pagato per la loro generosità, sapendo i rischi a cui andavano incontro. Il loro intervento ha salvato altra gente del paese e impedito che il bilancio della sparatoria, già gravissimo, si aggravasse ulteriormente.”



27 giugno 2005, Bogogno: l' assedio e' finito ed Angelo Sacco (nella foto seminudo) viene portato via dai militi dell' Arma


8 giugno 2006, Pantelleria: il Gruppo d’ Intervento Speciale in azione a due miglia da Pantelleria, nella parte finale di un’ operazione congiunta tra l’ Arma dei Carabinieri ed il Federal Bureau of Investigations statunitense, volta alla cattura di Gaith Rashad Pharaon, finanziatore di gruppi terroristici internazionali.




L' Aquila, 7 Luglio 2009, vertice G8: gli operatori del G.I.S. sorvegliano l' area dai cieli, pronti ad intervenire in caso di necessita' (Foto © Reuters / Kevin Coombs)

8 – 10 Luglio 2009, L’ Aquila, vertice G8: straordinarie, come sempre in questi casi, le misure di sicurezza adottate in occasione del vertice G8, tenutosi dall’ 8 al 10 Luglio 2009 nella citta’ dell’ Aquila. Ad affiancare un imponente dispositivo di agenti delle forze dell’ ordine, sono stati gli operatori delle unita’ controterrorismo dell’ Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza. Agli uomini del G.I.S. della Benemerita e’ probabilmente stato assegnato il compito di squadra salvataggio ostaggi / counter attack team, nel caso di una minaccia diretta all’ incolumita’ dei dignitari. Gli operatori sono stati visti volteggiare sui cieli dell’ Aquila prima e durante il summit, a bordo degli elicotteri dell’ Arma (in foto). I militari hanno anche effettuato servizi di protezione ravvicinata, come nel caso del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Il N.O.C.S. e’ stato come sempre integrato all’ interno del convoglio del Presidente degli Stati Uniti d’ America, affiancando gli uomini dello United States Secret Service anche nei giorni precedenti all’ inizio del summit, quando il Presidente Obama si e’ recato in visita a Roma. L’ AT.-P.I. e’ stato anch’ esso presente, probabilmente con compiti anti sommossa, nel caso di incidenti (fortunatamente non verificatisi) con gruppi di facinorosi appartenenti all’ estrema Sinistra.



L' Aquila, 7 Luglio 2009, vertice G8: operatori del G.I.S. in servizio di protezione ravvicinata a beneficio del Presidente della Repubblica francese Nicholas Sarkozy. Gli operatori sono facilmente riconoscibili dalle spillette sulla giacca, recanti l' emblema del Gruppo


Un furgone con apparecchiature jammer, fotografato da Corpi d' élite.net nel corso della visita dell' ex Presidente U.S.A. George W. Bush a Roma il 7 aprile 2005. Si notino le antenne (Foto © Corpi d' élite.net)

Ma le misure di sicurezza adottate in occasione di questo G8 sono andate ben oltre il dispiegamento delle unita’ tattiche dei tre corpi di Polizia. Tanto nei cieli dell’ Aquila, quanto in quelli di Roma in concomitanza con la visita del Presidente U.S.A., ha volteggiato uno Unmanned Aerial Vehicle (U.A.V.) Predator dell’ Aeronautica Militare. Operato dalla base di Amendola (Foggia), dove ha sede il 28/o gruppo del 32/o Stormo dell’ Aeronautica Militare, al momento del suo impiego durante il G8 questo apparecchio aveva gia’ collezionato duemila ore di volo in Iraq e tremila in Afghanistan. Quello del G8 e’ stato il primo dispiegamento operativo del Predator entro i confini nazionali, al quale e’ stato affidato il compito di sorvegliare il territorio. Prevedibile anche l’ uso di jammer per le frequenze GSM, in grado di bloccare le comunicazioni tra gli apparecchi cellulari ed evitare quindi l’ innesco di ordigni a distanza. Tali misure di sicurezza vengono normalmente poste in essere al passaggio del convoglio presidenziale statunitense, grazie ad apparecchiature installate all’ interno dei SUV Chevy dello United States Secret Service (in foto).




Venerdi 17 Luglio 2009, Bosco di Nanto (Vicenza): Carabinieri tengono sotto tiro le finestre dell' abitazione dello Zanellato, dopo l' uccisione del proprio collega

Venerdi’ 17 Luglio 2009, Bosco di Nanto (Vicenza): ha avuto termine con un blitz del G.I.S. la tragica vicenda di Battista Zanellato. L’ uomo ottantaquatrenne, ha sparato ed ucciso Il Tenente Colonnelo dell’ Arma, Valerio Gildoni. I militi erano stati chiamati dal figlio dello Zanellato, onde verificare che il padre, il quale non aveva aperto la porta al dottore che avrebbe dovuto visitarlo alle ore 17:00 del 17 Luglio, non fosse stato vittima di un malore. Appena giunta presso l’ abitazione, la pattuglia e’ stata pero’ accolta da colpi di fucile da caccia, esplosi dall’ anziano. Sul posto sono quindi accorsi diversi ufficiali, tra i quali il Tenente Colonnello Valerio Gildoni, 42 anni, giunto da poco a Vicenza per prendere il comando del Reparto Operativo. Indossato il giubbotto antiproiettile, i militari hanno inutilmente tentato di convincere l’ anziano ad arrendersi, il quale ha pero’ aperto il fuoco, uccidendo Gildoni ed asserragliandosi in casa. Inutile ogni tentativo di mediazione: il pensionato ha sparato almeno un’ altra volta, per spegnere un faro puntato contro una finestra dai Carabinieri. Dopo otto ore di assedio, intorno alla mezzanotte, il G.I.S. e’ stato autorizzato ad intervenire, risolvendo la drammatica vicenda con la professionalita’ che gli e’ consona. Dopo aver scalato due piani della casa, gli operatori hanno saturato l’ ambiente di gas ed hanno fatto irruzione lanciando una flashbang, incapacitando l’ uomo ed arrestandolo senza inutili spargimenti di sangue. Da tempo, l’ anziano era convinto di essere nel mirino dei ladri, sviluppando una vera e propria paranoia, che lo ha infine portato a scambiare i militari dell’ Arma per rapinatori ed uccidere il Tenente Colonnello Valerio Gildoni.




Il vecchio fucile da caccia utilizzato dallo Zanellato per uccidere il Tenente Colonnello Valerio Gildoni




Giovedi' 1 Ottobre 2009, Torre Annunziata: il G.I.S. stana dal suo nascondiglio il mafioso Ciro Nappo.

Giovedi’ 1 Ottobre 2009, Torre Annunziata: cattura di Ciro Nappo, latitante ritenuto reggente del clan camorristico Gionta. L’arresto e’ stato effettuato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli con l’ assistenza tattica del G.I.S. Nappo era a capo del gruppo di fuoco del clan, ricercato dal Novembre 2008 per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni ed usura.



Venerdi’ 6 Novembre 2009, via Diaz, Citta’ di Castello: momenti di tensione presso Citta’ di Castello, dove un trentenne immigrato sud africano, dopo aver ucciso il proprio datore di lavoro, si e’ barricato in casa minacciando i Carabinieri. La vicenda ha avuto inizio nella serata di Giovedi’ 5 Novembre, quando l’ uomo ha sparato, uccidendolo, al proprio datore di lavoro, un polacco con regolare permesso di soggiorno e residente con la famiglia a Pristino di Citerna. L’ assassino e’ poi fuggito alla volta del proprio appartamento, sito al pian terreno di un edificio di via Diaz, nel centro di Città di Castello.




Venerdi' 6 Novembre 2009, via Diaz, Citta' di Castello: al termine dell' intervento, l' assassino viene condotto via dagli uomini del G.I.S. (Foto © ANSA)


Quando i militari hanno bussato alla sua porta dopo l’ una del mattino, l’ omicida ha minacciato di sparare, barricandosi in casa. Al termine di una notte di infruttuose trattative, alle ore 9:30 circa di Venerdi’ 6 Novembre, l’ intera area e’ stata chiusa al traffico ed e’ stata autorizzata l’ irruzione degli uomini del Gruppo d’ Intervento Speciale. Sembra che l’ assassino si sia accorto dell’ imminente blitz e che si sia allontanato dalla porta dell’ appartamento esplodendo alcuni colpi di pistola calibro 22. Nonostante uno degli operatori sia stato ferito di striscio al volto, i militi sono comunque riusciti a neutralizzare la minaccia senza sparare un solo colpo e con l’ ausilio, sembrerebbe, di granate flashbang. Al termine del raid, il militare ferito e’ stato accompagnato sulle sue gambe e con ancora indosso la maschera anti gas verso l’ ambulanza, onde ricevere le cure del caso in una vicina struttura ospedaliera.



Sabato 23 Ottobre 2010, Corso Unita’ d’ Italia, Favara (Agrigento): ha avuto termine con un raid del Gruppo d’ Intervento Speciale la lunga latitanza di Gerlandino Messina, dal 1999 inserito nell’ elenco dei trenta latitanti piu’ pericolosi d’ Italia. Il numero due di Cosa Nostra si nascondeva in una palazzina di due piani nelle campagne di Favara, aveva con se’ due pistole ed era accompagnato da un’ altro individuo. Gli operatori hanno fatto irruzione nel nascondiglio lanciando flashbang. Il delinquente non ha potuto opporre alcuna resistenza ed e’ stato immediatamente consegnato dal G.I.S. nelle mani dei Carabinieri della Compagnia di Agrigento, che avevano nel frattempo cinturato la zona circostante la palazzina obiettivo. Nato a Porto Empedocle nel 1972, e’ figlio dello storico capomafia agrigentino Giuseppe Messina, e sulla sua testa pende una condanna all’ ergastolo per associazione mafiosa. Dopo l’uccisione del padre nel 1986 inizia la scalata a Cosa Nostra, che culmina nel 2003, quando (grazie all ‘appoggio di Bernardo Provenzano) assume il comando su tutta la provincia di Agrigento.




Storia >

Struttura >

Selezione >

Armi e Mezzi >

Ambito Operativo >

Attività Operative >

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito - By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito - The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close