Enduring Freedom – Forze Speciali

Il coordinamento operativo delle varie forze speciali dispiegate nell’ ambito di ENDURING FREEDOM ha posto in essere la necessità di avvalersi di due Joint Special Operations Task Forces (J.S.O.T.F.) statunitensi e di una Combined Joint Special Operations Task Force (C.J.S.O.T.F.) costituita da personale proveniente dalle forze della coalizione internazionale formatasi all’ indomani dell’ 11 settembre 2001 .

N.B. : tutte le cifre fornite in merito al numero di operatori che costituiscono i reparti sono relative al periodo settembre / ottobre 2001

STATI UNITI

Green Beret ripreso in un villaggio afghano

L’ aeroporto militare di Baghram, ubicato 30 miglia a nord di Kabul, e’ stato costruito alla fine degli anni ’50 quale parte di un pacchetto di aiuti offerto dall’ Unione Sovietica al governo afghano. Tanto durante l’ occupazione comunista, quanto nel corso dell’ operazione “ENDURING FREEDOM”, l’ aeroporto (conquistato dallo Special Boat Service durante le prime fasi dell’ invasione) ha svolto un ruolo chiave. Le prime truppe statunitensi ad entrarvi il 21 Novembre 2001, facevano parte dell’ O.D.A. (Operational Detachment Alpha dei “Green Berets”) 555, anche soprannominato Triple Nickel. Gli operatori ed i loro alleati dell’ Allenza del Nord avevano trovato la base in condizioni disastrose: buona parte degli edifici mostravano segni di combattimenti, acqua ed elettricita’ erano totalmente assenti, ed un grande numero di vecchi Mig sovietici erano stati lasciati ad arrugginire tutt’ intorno alla pista.

 

 

Green Berets ripresi in Afghanistan

 

4 Settembre 2002, Ayul Kheil: Green Berets esaminano documenti rinvenuti addosso al presunto capo di una cellula di Al Qaeda

In quei giorni di fine Novembre, pochi dei militari presenti a Baghram facevano parte di truppe convenzionali e la vista di un’ uniforme d’ ordinanza era un fatto assai unico. La maggior parte di quei guerrieri indossava infatti jeans, felpe e pantaloni cargo e faceva parte di organizzazioni ben note all’ opinione pubblica. Altri erano invece membri di unita’ che godevano di un livello di segretezza tale, che i loro nomi non sarebbero mai apparsi sulla stampa. Entro la fine di Gennaio, a queste sarebbero stati assegnati nomi in codice quali Bowie, Dagger e K-Bar. Molte delle unita’ presenti a Baghram, facevano infatti parte di un’ unita’ che aveva gia’ cambiato nomenclatura diverse volte: aveva iniziato la guerra sotto il nome di Task Force Sword e a Gennaio era stata soprannominata Task Force 11. La Task Force 11 aveva un unico obiettivo: catturare o eliminare gli H.V.T., high value targets, ovvero le alte cariche talebane e di Al Qaeda. Della Task Force Sword facevano parte tra i 2,200 ed i 2,500 operatori del 1st. S.F.O.D-D e del SE.A.L. Team Six, costituendo quindi il piu’ grande agglomerato di operatori “black”, ovvero facenti parte di quelle forze speciali inserite all’ interno del Joint Special Operations Command (J.S.O.C.) e la cui esistenza ufficiale e’ negata dal Pentagono.

 

 

Green Berets ripresi nel corso di un briefing

Da Ottobre ai primi giorni di Gennaio, la spina dorsale ed i muscoli della Task Force Sword erano stati un centinaio di operatori del 1st. S.F.O.D-D e truppe di supporto, denominati Task Force Green. A questi era assegnato il compito di effettuare azioni dirette contro bersagli di interesse. Il primo Squadrone ad essere dispiegato in Afghanistan quale Task Force Green era stato il B Squadron, rimpiazzato in Dicembre dall’ A, che sarebbe rimasto in teatro solo poche settimane. Ad inizio Gennaio, gli operatori Delta vennero infatti rimpiazzati dagli uomini del SE.A.L. Team Six che avrebbero formato la Task Force Blue. La decisione di dispiegare il Team Six, era sembrata assurda ai membri della Delta a causa della supposta limitata esperienza delle loro controparti dello U.S. Navy nelle operazioni su terraferma. La prospettiva di non vedersi dispiegati affatto se non ad ostilita’ concluse, aveva fatto nascere non pochi malcontenti tra i membri del C Squadron ed il Comandante del J.S.O.C., il Maggiore Dell Dailey. Ma Dailey (ex Ranger ed elicotterista del 160th Special Operations Aviation Regiment), che vedeva la Guerra al Terrore come una lunga maratona che sarebbe potuta durare anche un quarantina di anni, voleva essere certo dell’ intercambiabilita’ degli assetti del J.S.O.C., e decise quindi di concedere al 1st. S.F.O.D-D un turno di riposo.

 

 

La necessita’ di mescolarsi ala popolazione locale, ha spesso richiesto agli operatori di adottare barbe e tagli di capelli non convenzionali

 

 

Il Generale Gary Harrel, comandante la Task Force Bowie

Lo stesso principio era applicato al comando della Task Force 11, acquartierato sull’ isola di Masirah, al largo delle coste dell’ Oman. Il Comandante ed il suo staff operavano infatti in base a cicli di novanta giorni, e ad inzio Gennaio, Dell e i suoi diretti sottoposti erano nuovamente alla Pope Airforce Base in North Carolina. Il suo rimpiazzo sarebbe stato il vice comandante, il Generale della U.S. Airforce Gregory Trebon, ufficiale con esperienza limitata nel campo delle operazioni speciali. Al contrario di Trebon, il Generale Gary Harrel poteva invece vantare una carriera di tutto rispetto nell’ ambito della guerra non convenzionale. Tra il Dicembre 1985 ed il Luglio 2000, Harrel era passato da un incarico all’ altro per il J.S.O.C., arrivando a comandare il 1st. S.F.O.D-D dal 1998 al 2000. In veste di comandante del C Squadron del 1st. S.F.O.D-D, Harrel aveva dato la caccia a Pablo Escobar in Colombia e a Mohammed Farrah Aidid in Somalia. Alla fine degli anni ’90 era nei Balcani sule tracce dei criminali di guerra serbi. Adesso Harrel si trovava a Bagram al comando di una cellula denominata Task Force Bowie, ed incaricata di convogliare tutte le informazioni raccolte sul campo direttamente al Generale Tommy Franks, comandante dello U.S. Central Command. Harrel era anche a capo della struttura detentiva di Baghram, dove terroristi e talebani venivano interrogati.

 

 

Pete Blaber all’epoca del suo dispiegamento in Afghanistan

All’ interno della Task Force Bowie, trovava spazio anche la Advance Force Operations (A.F.O.). L’ A.F.O. rispondeva direttamente alla Tak Force 11 ed aveva il compito di effettuare ricognizioni ad alto rischio in territorio ostile e poteva attingere a tutto il personale del J.S.O.C. Tra i suoi compiti, la ricognizione in profondita’ di campi di battaglia convenzionali e l’ infiltrazione di personale all’ interno di citta’ in mano a forze non amiche, onde affittare veicoli e case e preparare la strada ad azioni dirette. Al suo comando era stato posto Pete Blaber, precedentemente ufficiale addetto alle operazioni del 1st. S.F.O.D-D ed ex comandante del B Squadron (Blaber era stato anche dispiegato con la Task Force Green). L’ A.F.O. era costituito da quarantacinque uomini tra operatori, analisti ed esperti in comunicazioni divisi in sei team, tre dei quali erano dispiegati nel sud e tre nel nord-est dell’ Afghanistan. Entrambi i gruppi erano comandati da un Maggiore.

 

 

Truppe americane perquisiscono una caverna in una zona montagnosa dell’ Afghanistan

Ad inizio Gennaio, il modus operandi stabilito era quello di attendere la trasmissione di informazioni su obiettivi sensibili dalla Task Force Bowie alla Task Force Blue, che avrebbe effettuato l’ azione diretta sul bersaglio. Ma questo set up aveva lasciato perplessi in molti. Dato che la Task Force Blue si trovava acquartierata a Baghram, il tempo di volo dalla base alle provincie orientali dove Bin Laden ed altre figure chiave di Al Qaeda si riteneva fossero nascosti, faceva propendere per l’ allestimento di nascondigli nell’ area d’ operazioni, dai quali lanciare le missioni. “Molti di noi erano consci che questo non era il miglior modo di agire “, racconta un operatore. “Non puoi volare da Baghram all’ obiettivo ed avere molte possibilita’ di uccidere o catturare il bersaglio. Devi gia’ essere dispiegato nell’ area.” Il senso comune doveva pero’ fare i conti con le necessita’ di CENT.COM. Dopo che ci erano voluti quattro giorni per far arrivare truppe in un’ area dove si riteneva di aver localizzato uno tra Bin Laden, Zawahiri od il Mullah Omar, CENT.COM. aveva ordinato che un assetto di forze speciali fosse tenuto a Baghram in stato di allerta 24 ore su 24, pronto a partire alla volta di qualsiasi localita’ ove fosse stato necessario il loro intervento. Queste erano note come “time sensitive targeting missions”.

 

 

10 Novembre 2011: Greene Berets del 5th Special Forces Group della Task Force Dagger, ripresi con i loro alleati dell’ Allenza del Nord durante la conquista di Mazar-e-Sharif

 

 

Lunedi 2 Novembre 2009: forze speciali a bordo di un All Terrain Vehicle, in missione a Shewan, nella provincia di Farah

Un altro motivo a causa del quale non era possibile dispiegare gli uomini della Task Force Blue in nascondigli avanzati, era la necessita’ di dover comunque fornire loro supporto. Questo voleva dire aumentare il numero di uomini del 3rd Rangers Battallion dispiegati con il nome di Task Force Red, mentre gia’ da Dicembre CENT.COM. stava cercando di arginare il numero di truppe presenti in teatro. Secondo alcuni, la crescita del numero di Rangers era dovuto alla scarsa esperienza del SE.A.L. Team Six nelle operazioni di ricognizione sul campo, ed una certa passivita’ dell’ unita’ stessa, che si affidava proprio ai Rangers per la pianificazione delle proprie operazioni. Secondo una fonte del S.O.COM. il Team Six “non era sufficientemente proattivo e si aspettava quasi che i bersagli gli fossero serviti infiocchettati e su di un piatto d’ argento.”

 

 

La necessita’ di mescolarsi ala popolazione locale, ha spesso richiesto agli operatori di adottare barbe e tagli di capelli non convenzionali

 

 

 

Un operatore delle forze speciali

Al suo arrivo nel Gennaio 2002, Blaber decise di cambiare le regole del gioco. Egli era un convinto sostenitore della necessita’ di far operare assetti “black” (le forze speciali del J.S.O.C.) con quelli “white” (gli operatori del S.O.COM) e la C.I.A. al fine di sfruttare le peculiari capacita’ di ognuno di essi. Blaber dispiego’ quindi gli uomini dei suoi A.F.O. con la task Force Dagger e la C.I.A., operanti in quel periodo in nascondigli a Gardez, Khost ed altre citta’ di provincia creando i cosiddetti “pilot teams”. Ponendo assetti A.F.O. sotto lo stesso tetto con gli uomini della Task Force Dagger, si consentiva a questi ultimi di avere una fonte di informazioni diretta e non filtrata dalla catena di comando. La ricezione ed analisi immediata delle informazioni, si traduceva in tempi di reazione ridotti al minimo, massimizzando le possibilita’ di successo delle missioni. Lo stesso Blaber si mosse da Baghram all’ hotel Ariana di Kabul, dove si trovava il comando nord dell’ A.F.O. e la C.I.A. L’ Ariana sorgeva poi a pochi passi dal quartier generale della Task Force Dagger ed i frutti di questa stretta collaborazione tra assetti informativi e gli operatori incaricati di effettuare le azioni dirette, non sarebbero tardati ad arrivare.

 

Mercoledi’ 28 Ottobre 2009: forze speciali in azione contro insorti nella provincia di Farah

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