Beirut, 17 Settembre 2004

Il piano, organizzato da un gruppo salafita costituente la cellula operativa di Al Qaeda in Libano, prevedeva l’ attacco tramite un’ automobile carica di circa 300 chilogrammi di esplosivo, la quale si sarebbe scagliata a forte velocità contro l’ Ambasciata italiana di Beirut.


L' ubicazione dell' Ambasciata italiana a Beirut, contrassegnata in rosso nella mappa, in Place de l' Etoile

Nel mese di settembre 2004, il S.I.S.Mi. (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) italiano, di concerto con i servizi di sicurezza libanesi e siriani, ha sventato un piano terroristico volto a colpire l’ Ambasciata italiana di Beirut, Libano. E’ quanto si è appreso il 21 settembre, grazie ad una nota rilasciata dallo stesso Ministro della Difesa Martino. Il piano, organizzato da un gruppo salafita costituente la cellula operativa di Al Qaeda in Libano, prevedeva l’ attacco tramite un’ automobile carica di circa 300 chilogrammi di esplosivo, la quale si sarebbe scagliata a forte velocità contro la nostra rappresentanza diplomatica, ubicata a Beirut in Place de l’ Etoile. Le indagini sarebbero state avviate nel luglio precedente, a seguito dell’ intercettazione di due telefonate, nelle quali si parlava di detonatori ed ordigni a base chimica. Gli investigatori individuano successivamente un gruppo salafita chiamato “Gruppo Ziad Al-Jarrah” (il nome di uno dei piloti kamikaze schiantatisi contro il World Trade Center), quale organizzatore ed esecutore del piano. Ben presto si è in grado di risalire anche al leader, Ahmad Salim Mikkadi, 36 anni, già condannato per terrorismo e ritenuto il referente di Al Qaeda in Libano



Abu Omar, esperto di esplosivi e da tempo ricercato dalle polizie di tutto il mondo. E' ritenuto l' autore del video-sopralluogo nei pressi dell' Ambasciata italiana di Beirut
Ancora un' immagine di Abu Omar, rilevata dai servizi di intelligence



Mikkadi è quindi tenuto sotto sorveglianza dai servizi di sicurezza. Viene ripreso mentre effettua il sopralluogo nei dintorni del’ ambasciata. Nonostante si fosse tagliato la barba, gli agenti appostati riescono comunque a riconoscerlo, grazie alle immagini elaborate elettronicamente. Mikkadi si avvicina ad un bar mentre controlla con attenzione tutta la zona, verifica il percorso dell’ autobomba e la via di fuga per gli altri terroristi. Tutto fa pensare come sia solo questione di giorni, prima che il piano venga posto in atto. E’ necessario agire in fretta.



Ahmad Salim Mikkadi, viene ripreso dai servizi di intelligence mentre effettua il sopralluogo nei dintorni del' ambasciata italiana



Ahmad Salim Mikkadi, viene ripreso dai servizi di intelligence mentre effettua il sopralluogo nei dintorni del' ambasciata italiana

Un team del S.I.S.Mi. giunge quindi a Beirut e si collega con gli agenti libanesi e siriani, già sulle tracce del gruppo terroristico, per allestire la trappola. A mezzogiorno di venerdi 17 settembre, gli agenti individuano Mikkadi in un giardino pubblico di Beirut, non lontano dal locale ippodromo. L’ azione è fulminea e Mikkadi non ha neanche il tempo di accennare una reazione. Gli agenti, armati, lo costringono a terra e lo immobilizzano. Un’ ora dopo, altre nove componenti del gruppo vengono arrestati e la cellula libanese di Al Qaeda smantellata. Finiscono in manette anche Ismail Khatib (altra figura di spicco della cellula) ed un tassista libanese, il quale risulta aver nascosto l’ esplosivo acquistato. Nel covo del gruppo terrorista, oltre a 100 chilogrammi di esplosivo e dieci detonatori, viene rinvenuto anche il filmato di un sopralluogo effettuato nei pressi dell’ Ambasciata italiana. L’ autore del video (identificato in Abu Omar, esperto di esplosivi e da tempo ricercato dalle polizie di tutto il mondo, anch’ egli caduto nella rete dei servizi di sicurezza) riprende il percorso che avrebbe dovuto effettuare l’ attentatore suicida a bordo dell’automobile carica di esplosivo. Miqati e Khatib avevano inoltre affittato diversi appartamenti a Beirut (fornendo false credenziali), onde essere maggiormente vicini all’ obiettivo ed avere un nascondiglio sicuro ove nascondere l’ esplosivo. Dalle indagini si è appreso anche come fossero stati tre gli attentati pianificati dal “Gruppo Ziad Al-Jarrah” in Libano. Oltre all’ ambasciata italiana, i terroristi intendevano infatti colpire anche le sedi diplomatiche statunitensi ed ucraine a Beirut. Nella strategia dei terroristi, l’ attacco contro l’ ambasceria italiana doveva infatti essere solo il primo di una serie di attentati ai danni di obiettivi occidentali, i quali avrebbero consentito agli uomini di Mikkadi, di acquisire maggior credito nel mondo fondamentalista e potersi poi trasferire in Europa, dove avrebbero compiuto nuovi atti terroristici. Ma gli uomini del S.I.S.Mi. hanno posto fine per tempo alle attività del gruppo.



Venerdì 17 settembre 2004, Beirut, Libano: gli agenti del S.I.S.Mi. bloccano Ahmad Salim Mikkadi in un parco di Beirut. Il terrorista è a terra sulla destra, sovrastato da tre agenti



Il 24 settembre successivo, si verrà a conoscenza di come, alcuni membri della cellula, avrebbero avuto un ruolo operativo anche nella strage contro il contingente italiano a Nassiriya del 12 novembre 2003. Il Procuratore Generale del Libano, Adnan Addum, in un’ intervista ad uno dei più importanti quotidiani libanesi, ha annunciato come il particolare fosse emerso nel corso delle indagini e come il numero degli indagati sia nel frattempo salito a dodici elementi. Il successivo 28 settembre, le autorità libanesi comunicheranno l’ improvviso decesso di Abu Omar (l’ esperto di esplosivi del gruppo), avvenuto in cella a causa di un infarto al miocardio.

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