9° Reggimento d’ Assalto Incursori Paracadutisti “Col Moschin” – Attivita’ Operative

Incursore in Somalia armato di fucile a pompa Remington

Il Reggimento e’ stato impiegato tanto in missioni di pace quali “RESTORE HOPE” in Somalia, quanto in operazioni volte al salvataggio di ostaggi od alla neutralizzazione di covi di terroristi in Afghanistan ed Ira. Da Beirut alla Somalia, ove nel corso delle operazioni denominate “CANGURO” agli Incursori era affidato il compito di rastrellare le aree di Mogadiscio nelle quali si sospettava si nascondessero il generale Aidid ed i suoi uomini, fino alle montagne Afghane ed ai deserti iracheni, gli operatori del Reggimento sono sempre stati tra i primi a partire accanto agli uomini della Brigata Folgore ed i Carabinieri del Tuscania. Nell’ ambito delle missioni all’ estero, in particolar modo nell’ area dei Balcani, è interessante inoltre considerare il ruolo che gli Incursori possono rivestire quale forza di reazione rapida controterrorismo. L’ esperienza afghana ed irachena insegna che, in teatri dalla forte componente etnica o religiosa, non è remota la possibilità di attentati rivolti tanto contro i civili, quanto contro il personale militare. Non solo, se si considera che alcuni criminali di guerra serbi risultano tuttora latitanti si può ben considerare un ulteriore impiego di un reparto specializzato quale il 9° come squadra delegata alla cattura dei suddetti, ruolo del resto già ricoperto dallo Special Air Service britannico nell’ ex Yugoslavia .

Incursori arrestano un sospetto nel corso del dispiegamento operativo in Somalia dei primi anni novanta. Da sinistra verso destra notiamo un fucile a pompa Remington, una pistola mitragliatrice H&K MP5 SD e quello che sembrerebbe essere un fucile d' assalto H&K G3
Maggio 1994, Ruanda, operazione “IPPOCAMPO”: operazione N.E.O. (Non-combatant Evacuation Operation) condotta congiuntamente agli operatori del COM.SUB.IN. Giunti presso l’ aeroporto di Kigali a bordo di Hercules C-130, gli operatori reperiscono in loco i mezzi di trasporto necessari, impiegando jeep e pick-up abbandonati dai civili in fuga. Dopo aver revisionato i mezzi ed averli privati delle portiere (le quali non forniscono alcuna protezione balistica, rendono il mezzo più pesante ed impediscono una fuoriuscita rapida dallo stesso) gli incursori del COM.SUB.IN. e del Col Moschin penetrano per diversi chilometri in territorio ostile, salvando religiosi e cittadini europei dalle violenze dei clan Hutu e Tutzi tra loro in lotta.
Mercoledì 16 gennaio 2002 / … , operazione “ENDURING FREEDOM”: giungono nella seconda metà di gennaio 2002 i primi operatori del Col Moschin distaccati con il Contingente Italiano presso Kabul. Durante la missione in Afghanistan, gli Incursori hanno definitivamente eliminato i fucili d’ assalto Steyr AUG dalla propria armeria. In fase di prova presso i poligoni, la sabbia ha infatti provocato l’ inceppamento del 96% dei fucili! Lo Steyr è un’ arma di fabbricazione austriaca, ideato per operare in ambienti a bassa presenza di polveri e sabbie.
Due operatori del Col Moschin ripresi dinnanzi ai resti di Base Maestrale (Foto &copy Associated Press / Pier Paolo Cito)
5 giugno 2003 / 20 dicembre 2006, Iraq, operazione “ANTICA BABILONIA”: giovedì 5 giugno 2003, Bari ha salutato la partenza della nave da sbarco anfibio SAN GIUSTO e l’ inizio dell’ operazione “ANTICA BABILONIA”, in Iraq. Imbarcati, i Fucilieri di Marina del Reggimento “San Marco” ed il personale G.O.I./ G.O.S. del COM.SUB.IN. Scopo dell’ operazione, che impegnerà circa tremila uomini provenienti dalle quattro armi delle nostre forze armate, sarà quello di “concorrere, con gli altri Paesi della coalizione, a garantire le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie a consentire l’afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari e contribuire, con capacità specifiche, alla condotta delle attività di intervento più urgenti per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali” ( fonte S.M. Difesa).
Nel dettaglio:
-creazione e mantenimento di un ambiente sicuro;
-concorso all’ordine pubblico e polizia militare;
-supporto alle attività di sminamento;
-rilevazioni biologiche e chimiche;
-assistenza sanitaria;
-gestione aeroportuale;
-supporto alle attività di ricostruzione;
-ripristino di infrastrutture pubbliche essenziali
ESERCITO (circa 1.700 effettivi )
– Comando Brigata “Garibaldi”
– 18° Reggimento Bersaglieri (67° battaglione)
– Squadrone 19° Reggimento Cavalleria “Guide”
– Compagnia del Regg. Lagunari “Serenissima”
– 1/2 Distaccamenti 9° Reggiimento Incursori Paracadutisti “Col Moschin”
– Compagnia NBC 7° Reggimento “Cremona”
– Compagnia Genio (21° Regg. Genio Guastatori)
– Compagnia Trasmissioni (7° Regg. )
– Gruppo Supporto di Aderenza (6° Regg. Trasporti)
– Nuclei Bonifica Ordigni Esplosivi (21° Regg. Genio)
– Cellula Intelligence
– Compagnia CIMIC (Cooperazione Civile Militare)
MARINA (circa 500 effettivi)
– Nave trasporto “San Giusto”
– Pattugliatore Cigala Fulgosi (in rientro in Patria)
– Cacciamine “Viareggio” e “Chioggia”
– 3 elicotteri SH-3D
– una compagnia fucilieri Reggimento “San Marco”
– distaccamenti G.O.I./G.O.S. del COM.SUB.IN.
AERONAUTICA (circa 200 effettivi)
– Reparto Mobile di Supporto
– Reparto Genio Aeronautico
– 6° Reparto Manutenzione Elicotteri
– 3 elicotteri HH-3F deo 15° Stormo
– Cargo C-130J della 46A Brigata Aerea
CARABINIERI (circa 400 effettivi)
– Unità MSU (Multinational Specialized Unit) della 2a Brigata Mobile;
– Compagnia Polizia Militare
Il Col Moschin opera in Iraq all’ interno della Task Force “CONDOR”, della quale fanno parte anche gli uomini del 4° Reggimento “Monte Cervino”, precedentemente inseriti nella Task Force “VICTOR”, unitamente al Gruppo Operativo Incursori della Marina Militare.
Il Generale Fraticelli, scortato presso Base Maestrale da un incursore del Col Moschin
Domenica 11 aprile 2004, elementi del Col Moschin e del Gruppo Operativo Incursori, pongono in essere la liberazione di Gary Teeley, cittadino britannico rapito il 5 aprile precedente dalle milizie terroriste del leader sciita Moqtada al-Sadr.
Un operatore del Col Moschin (sinistra) facente parte del dispositivo di scorta del Ministro della Difesa Antonio Martino, sul luogo della strage di Nassiriyah
12 novembre 2004, Nassiriyah, Iraq: il Primo Ministro iracheno Allawi (al centro) ed il Governatore di Nassiriyah Sabri Hamid Badir (destra) visitano il contingente italiano in occasione del primo anniversario della strage di Nassiriyah. Le personalità sono scortate dagli incursori del Col Moschin. Si noti come il milite in primo piano sia stranamente munito della vetusta pistola mitragliatrice Beretta PM-12, in luogo di una più moderna H&K MP5 (Foto &copy Reuters / Ceerwan Aziz)

Giovedì 19 agosto 2004 un distaccamento del Col Moschin composto da quattro VM90 e da un’ autovettura da ricognizione, in pattugliamento nella zona nord di Nassiriyah, è stato fatto oggetto del fuoco di terroristi armati con R.P.G. (Rocket Propelled Grenade) ed altre armi da fuoco. I nostri militi hanno immediatamente risposto al fuoco e richiesto il supporto aereo ravvicinato di un elicottero HH3F dell’ Aeronautica Militare. L’ apparecchio, decollato dalla base di Talil, ha individuato le posizioni dei terroristi, le quali sono state spazzate con le armi di bordo, consentendo agli Incursori di rompere il contatto. L’ elicottero ha successivamente scortato la pattuglia fino al proprio campo base. Nessun militare è rimasto ferito, mentre l’ apparecchio ha subito lievi danni a causa di alcuni colpi di AK-47 esplosi al suo indirizzo.

Novembre 2004, Costa d’ Avorio: mercoledì 10 novembre 2004, dall’ aeroporto militare di Pisa «Dall’Oro», gli incursori del Col Moschin e del Gruppo Operativo Incursori decollano a bordo del primo C130J dell’ Aeronautica Militare predisposto dal Ministero degli Esteri, onde evacuare i nostri connazionali in Costa d’ Avorio. Il velivolo (della storica 46ª Brigata Aerea, con all’ attivo centinaia di missioni dal 1964 ai giorni nostri) atterrerà presso l’ aeroporto di Abidjan, dove resterà in stand-by, in attesa che gli Incursori di terra e di mare effettuino l’ evacuazione dei cittadini italiani, dal Paese sconvolto dalla guerra civile. L’ apparecchio si muoverà successivamente alla volta di Accra (ad un’ ora di volo e dove la situazione risulta essere sotto controllo), dove i civili saranno imbarcati a bordo di velivoli commerciali diretti verso l’ Italia. Con i cittadini italiani vi saranno anche diversi stranieri, i cui governi si sono rivolti al Ministero degli Esteri italiano, per l’ evacuazione. Una nuova attestazione di stima verso gli uomini delle nostre forze per operazioni speciali, i quali erano già stati attivati per una operazione N.E.O. (Non-combatant Evacuation Operation) nel maggio 1994 in Ruanda, ponendo in salvo numerosi civili europei. In Costa d’ Avorio risiedono 550 italiani, 290 dei quali nella capitale Abidjan.
18 giugno 2005, Sudan, operazione “NILO”: sabato 18 giugno vede l’ arrivo all’ aeroporto di internazionale di Khartoum di un velivolo C130J dell’ Aeronautica Militare Italiana, con a bordo l’ advanced party del contingente italiano impegnato nell’operazione “NILO”. La forza iniziale è costituita da sessanta uomini, aventi il compito di organizzare il dispiegamento del resto del contingente, il quale sarà composto complessivamente da circa duecentoventi militari. Alle attività preparatorie, gli uomini del nucleo avanzato dovranno affiancare nel contempo quelle operative. La Task Force “LEONE”, questo il nome del contingente, sarà composta essenzialmente da uomini del 183° Reggimento Paracadutisti “Nembo” della Brigata “Folgore” di stanza a Pistoia, ed opererà nell’ ambito della missione di pace O.N.U. denominata U.N.M.I.S. (United Nations Mission in Sudan). Essa avrà principalmente tre compiti:
– assicurare la difesa delle infrastrutture del quartier generale del comando della forza O.N.U. dislocato a Khartoum e di altre aree sensibili;
– costituire una forza di reazione rapida per fronteggiare eventuali specifiche situazioni o minacce nell’area della capitale;
– assicurare la protezione ravvicinata a personale chiave delle Nazioni Unite.
La Task Force “LEONE” è al comando del Tenente Colonnello Marco Tuzzolino e sarà composta da uno staff di Comando, da una Unità di Manovra, da due Unità per la Protezione Ravvicinat dell’ Autorità (cui fanno parte il 183° Reggimento Paracadutisti ed il Col Moschin), da tre Unità per il Supporto al Combattimento, da un Nucleo di Polizia Militare (Carabinieri), da un Nucleo Trasmissioni (7° Reggimento di Sacile), da un team per il supporto logistico e da un Nucleo Sanitario.
Sotto il comando italiano opereranno anche assetti multinazionali, quali un’ unità sanitaria norvegese composta da nove militari e un plotone servizi danese costituito da circa trenta uomini. La Task Force “LEONE” sarà operativa nei primi giorni di luglio, al termine del completo schieramento del contingente, previsto entro fine giugno.

 

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