8 Maggio 1987, Loughgall , Irlanda del Nord: operazione “JUDY”

Contributo a cura di Tommaso Colasuonno con integrazioni da parte della Redazione.

Veduta aerea della scena dello scontro.
Veduta aerea della scena dello scontro.

Tra il 1987 ed il 1992 il 22° Special Air Service Regiment (S.AS.) fu massicciamente impiegato nella lotta contro uno dei più pericolosi gruppi terroristici: la “East Tyrone Brigade” facente parte del Provisional Irish Repubblican Army (P.I.R.A.). Questo gruppo, attivo tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, si rese responsabile di un gran numero di azioni terroristiche ai danni delle forze di sicurezza britanniche, di gruppi paramilitari sia unionisti sia repubblicani rivali, ed infine di civili che non condividevano il loro fanatismo. La guerra senza quartiere che il Reggimento fece a questa banda di assassini diede i suoi frutti: 28 terroristi abbattuti, un numero ancora maggiore di arrestati, decine di simpatizzanti repubblicani disertarono la lotta armata ed infine la stessa “Brigata” si sciolse alla fine degli anni Novanta, per merito sia delle forze di sicurezza sia degli accordi di pace di Belfast del 1998 (che portarono ad un lento ma progressivo smantellamento di tutte le formazioni paramilitari, sia unioniste sia repubblicane).

Nel 1987 servizi segreti britannici, probabilmente grazie all’ottimo lavoro di sorveglianza effettuato dalla 14th Intelligence Unit / DET (unità di controspionaggio militare creata nel 1972 e composta, tra gli altri, da molti soldati del S.A.S.) erano riusciti ad individuare un importante bersaglio per i terroristi: la stazione di polizia della Royal Ulster Constabulary (R.U.C.) di Loughgall nella Contea di Armagh. L’azione sarebbe stata condotta da un gruppo di fuoco composto da otto uomini, armati con FAL, M-16, G-3 e pistole di vario genere. Avrebbero usato un furgone rubato per giungere in città, una scavatrice, anch’essa rubata, per aprire un varco nella recinzione ed una potente carica esplosiva per fare breccia nella struttura e provocare panico e confusione. Infine, in perfetto stile P.I.R.A. , avrebbero sparato centinaia di colpi coi fucili d’assalto, onde assicurarsi che nessuno all’interno della stazione sopravvivesse.

Fu organizzata un’azione congiunta, denominata operazione “JUDY”. Giunsero sul posto 25 operatori del S.A.S. e 11 della Mobility Support Unit (unità d’élite dell’R.U.C.). Gli operatori delle forze speciali erano equipaggiati con fucili d’assalto, mitragliatrici leggere e fucili di precisione di vario genere. Alcuni, incluso un operatore del S.A.S. , si sarebbero trovati all’interno della struttura, mentre delle squadre di quattro tiratori l’una si appostarono in alcuni edifici circostanti.

Il pulmino impiegato dai terroristi.
Il pulmino impiegato dai terroristi.

Poco dopo le ore 07:00 del mattino due gruppi di fuoco entrano a Loughgall da nord-est. I terroristi indossano giubetti antiproiettile e passamontagna. Dopo aver effettuato un paio di passaggi di ricognizione, alle 07:15 danno il via all’attacco. Declan Arthurs si lancia contro la recinzione della stazione di polizia a bordo della scavatrice. Sulla pala del mezzo (dove si trovano anche Gerard O’Callaghan e Tony Gormley) e’ montata una carica esplosiva di Semtex da 90 chili posizionata all’interno di un barilotto al quale sono collegate micce calibrate su 40 secondi. Altri cinque terroristi, il comandante dell’ unita’ Patrick Kelly, Jim Lynagh, Pádraig McKearney, Eugene Kelly e Seamus Donnelly seguono la scavatrice a bordo di un furgoncino. Quando la scavatrice impatta contro la recinzione, le micce vengono accese. E’ a questo punto che, secondo quanto successivamente riferito dalle forze di sicurezza, tre terroristi scendono dal furgoncino ed aprono il fuoco contro la stazione. Gli operatori in appostamento rispondono tramite fucili d’assalto M16 ed Heckler&Koch G3, nonche’ con mitragliatrici leggere L7 A2 GPMG. Quando la carica esplode, essa manda in mille pezzi la scavatrice. La forza della detonazione causa il crollo di parte dell’edificio, e la morte di tre membri delle forze di sicurezza. Gli operatori dello S.A.S. bersagliano i terroristi con circa 1200 colpi, uccidendone otto. Gli esami autoptici riveleranno che tutti i terroristi presentavano colpi alla testa, circostanza questa che ha portato molti ad ipotizzare che i sopravvissuti possano essere stati eliminati a sangue freddo. Seamus Donnely tenta di fuggire attraversando un calpo da calcio nelle vicinanze ma viene abbattuto.

Un civile perde la vita nel corso del conflitto a fuoco. I fratelli Anthony ed Oliver Hughes, si trovano nella loro auto di ritorno dal lavoro, ma a causa delle tute che idossavano, vengono scambiati per membri del commando. Gli operatori esplodono una cinquantina di colpi contro la macchina, uccidendo Anthony (alla guida) e ferendo gravemente Oliver. Si scoprira’ successivamente come, al fine di non allertare i terroristi, non si fosse deciso di isolare preventivamente la zona dell’operazione. La moglie di Anthony Huges sara’ risarcita’ per la morte del marito.

La macchina dei fratelli Anthony ed Oliver Hughes. Sullo sfondo la stazione della polizia.
La macchina dei fratelli Anthony ed Oliver Hughes. Sullo sfondo la stazione della polizia.

La sparatoria provocò complessivamente la morte di nove persone (8 terroristi ed un civile) ed il ferimento di quattro persone (tre membri delle forze di sicurezza feriti dall’esplosione e un civile bersagliato per errore dall’M.S.U. e dal S.A.S.). Circa 1.200 proiettili di vario calibro erano stati esplosi dalle forze speciali britanniche, altri 70 dai terroristi. Le forze di sicurezza sequestreranno al commando tre fucili H&K G3, un FN FAL rifle, due FN FNC, un fucile a pompa Franchi SPAS-12T ed un revolver Ruger Security-Six revolver. Le armi vennero ricollegate a sette omicidi e dodici tentati omicidi nel Mid-Ulster. Nello specifico la pistola Luger risulto’ essere stata rubata due anni prima al poliziotto della riserva R.U.C. William Clement durante l’attacco alla base delle polizia di Ballygawley, mentre un’altra arma venne ipmiegata per uccidere Harold Henry, contrattore per il British Army e la  R.U.C. in Irlanda del Nord.

I vertici del “Provisional” sostennero che era presente una squadra di ricognizione di quattro uomini che riuscì a scappare; la notizia era chiaramente falsa, perché presso la periferia della città erano stati organizzati dei posti di blocco, formati da squadre del 2°Battaglione dell’Ulster Defence Regiment (U.D.R. , l’unità territoriale del British Army in Irlanda del Nord); se dei sospetti avessero tentato la fuga sarebbero stati facilmente catturati, ma nessuno lasciò Loughall quel giorno.

L’operazione “JUDY” rappresentò il più alto tributo di sangue inflitto al P.I.R.A. nel corso del conflitto e permise di salvare la vita a decine di agenti e civili. I vertici del Provisional ebbero un atteggiamento ambiguo nei confronti dei loro caduti a Luoghall e della loro memoria. Se da un lato furono ritenuti “martiri del colonialismo inglese” è altrettanto vero che furono sparse voci calunniose sul conto degli stessi. Si arrivò perfino a sostenere che alcuni uomini della “East Tyron Brigade” erano in realtà collaboratori dei servizi segreti britannici, incluso uno dei caduti nell’agguato del 1987, la cui identità non fu, stranamente, mai rivelata. Probabilmente gli stessi vertici del Provisional cominciavano a guardare con preoccupazione le azioni della loro Unità, considerandola una mina vagante dotata di eccessiva autonomia decisionale. Non a caso, dopo gli Accordi di Belfast del 1998, la “East Tyron Brigade” fu una delle prime unità del P.I.R.A. a cui venne inviato l’ordine di smobilitazione.

Gli otto terroristi abbattuti nel corso dell'operazione.
Gli otto terroristi abbattuti nel corso dell’operazione.

Non mancarono inevitabili polemiche, anche perché il coinvolgimento del Reggimento nell’operazione “BANNER” (ovvero la presenza di uncontigente inglese nell’Iralda del Nord) fu ampiamente demonizzato dai media di sinistra, i quali cercavano di spacciare il P.I.R.A. per un esercito rivoluzionario ed il S.A.S. per uno squadrone della morte al servizio dell’Impero Britannico. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo arrivò perfino a sostenere, nel 2001, che i diritti umani degli otto uomini del commando terrorista erano stati violati; non si giunse a parlare di omicidio, ma certamente questa decisione apparse scandalosa ed inopportuna a molti esperti. Diverse commissioni d’inchiesta indagarono su Loughall, l’ultima delle quali terminò i suoi lavori nel dicembre 2011. Queste commissioni erano formate sia da militari sia da civili esperti di diritto e tutte, con parere unanime, giunsero alla medesima conclusione: l’uso della forza da parte delle forze di sicurezza fu necessario e legittimo, allo scopo di evitare gravi perdite tra militari e civili. A chi sostiene che l’uso della forza fu sproporzionato sarebbe doveroso ricordare quello che successe nel maggio 1980 a Belfast. Durante un’operazione di polizia otto uomini del S.A.S. furono incaricati di arrestare quattro terroristi dell’I.R.A. , ma vennero accolti dal fuoco di un M-60; il capitano Herbert Wesmacott, 28 anni, rimase ucciso sul colpo. Un terrorista tentò la fuga e venne subito arrestato da tre operatori del S.A.S. . I tre terroristi rimasti si dovettero arrendere, dopo essere stati circondati da una forza equivalente ad un battaglione di fanteria, tra truppe regolari e forze speciali del British Army; il tutto per arrestare quattro latitanti.

L’operazione “BANNER”, cominciata nell’agosto 1969, terminò ufficialmente nel luglio 2007, dopo circa 38 anni. Fu il più lungo impiego del British Army in tutta la sua storia. Complessivamente persero la vita oltre 3.500 persone durante la guerra in Irlanda del Nord.

Dedicato ai quattro operatori del S.A.S. caduti nel corso dell’operazione “BANNER” (Irlanda del Nord, 1969 – 2007) e a tutte le vittime del terrorismo in Irlanda del Nord, sia civili sia membri delle forze di sicurezza britanniche.

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