7 – 9 Gennaio 2015, Dammartin-en-Goule / Parigi

La sequenza degli eventi.
La sequenza degli eventi.

E’ stata la caccia all’uomo che per oltre due giorni ha tenuto la Francia e l’Europa con il fiato sospeso. Iniziata con l’assalto ad un quotidiano satirico parigino, l’escalation di violenza di tre terroristi islamici ha avuto termine quasi contemporaneamente, al crepitare delle armi automatiche dei reparti controterrorismo della gendarmeria e tra le urla terrorizzate degli innocenti presi di mira da quel fanatismo religioso che sempre più spesso sale alla ribalta delle cronache con conseguenze tragiche.

 

Attacco alla libertà

Copertina dell'edizione speciale pubbilcata all'indomani dell'attacco.
Copertina dell’edizione speciale pubbilcata all’indomani dell’attacco.

Mercoledi 7 Gennaio inizia come un giorno qualsiasi alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, al numero 10 di Rue Nicolas-Appert. Uno dopo l’altro i giornalisti si siedono alle loro postazioni di lavoro. Ci sono le mail da smistare e la prima riunione redazionale dell’anno da tenere, in un giorno che sembra come tanti. Intorno alle ore 11:30 i fratelli musulmani Cherif e Said Kouachi fanno irruzione all’interno degli archivi di Charlie Hebdo, siti al numero 6 di Rue Nicolas-Appert. Resisi conto dello sbaglio si diriggono verso la redazione del giornale al numero 10 di Rue Nicholas Appert, al cui ingresso trovano la vignettista Corinne “Coco” Rey, che viene costretta ad aprire il portone protetto da un codice. Sono armati con un piccolo arsenale: fucili d’assalto AK-47, pistole mitragliatrici Skorpion, pistole Tokarev, un fucile a pompa ed un RPG (Rocket Propelled Grenade), e fanno immediatamente fuoco contro Frédéric Boisseau, operaio addetto alla manutenzione, che si trova all’ingresso. Sotto la minaccia delle armi costringono la Rey a condurli al secondo piano, dove si trova la redazione e quindici giornalisti. Il reporter Laurent Léger ricorda il momento in cui ha sentito gli spari provenire dal pianterreno, credendo però si trattasse di petardi. Non appena fatta irruzione, i terroristi chiamano il nome del direttore del giornale Stéphane Charbonnier e lo uccidono insieme a Franck Brinsolaro, poliziotto del Protection Service assegnatogli quale scorta. I terroristi aprono poi il fuoco sugli altri giornalisti, tutti macchiatisi ai loro occhi del reato di aver insultato il profeta Maometto tramite la pubblicazione di macchiette satiriche sull’ Islam. L’ attacco dura una decina di minuti, con gli aggressori che sparano direttamente in testa alle loro vittime.

 

I fratelli musulmani Cherif e Said Kouachi.
I fratelli musulmani Cherif e Said Kouachi.

La Rey sopravvive nascondendosi sotto una scrivania, dalla quale assiste all’assassinio dei colleghi Wolinski e Cabu. Anche Léger riesce a nascondersi. Secondo alcuni testimoni, i due terroristi si identificano come appartenenti ad al Qaeda in Yemen. Sulla scena dell’incidente arrivano delle pattuglie della polizia, che cercano invano di difendersi dal muro di piombo scatenato contro di loro dalle armi automatiche dei terroristi, che riescono a dileguarsi. Al termine dell’assalto si contano undici morti (tra i quali un poliziotto, anch’egli musulmano) ed undici feriti. L’agente, Ahmed Merabet, viene ucciso all’angolo tra Boulevard Richard-Lenoir e Rue Moufle, a 180 metri ad est della redazione del giornale. In un video si possono vedere gli aggressori utilizzare tattiche di fuoco e movimento mentre sparano contro Merabet. Uno dei terroristi corre infine verso il poliziotto ferito a terra e chiedendogli: “Stai cercando di ucciderci?” L’agente risponde negativamente e fa per ripararsi il volto, ma l’aggressore lo finisce con un colpo di AK-47 alla testa. I terroristi salgono poi su di una macchina urlando “Abbiamo vendicato il profeta Maometto. Abbiamo ucciso Charlie Hebdo!”, per dirigersi verso Porte de Pantin. All’angolo fra Rue de Meaux e Passage de la Brie, fermano una macchina il cui conducente viene costretto a scendere e continuano la loro fuga investendo un passante ed aprendo il fuoco contro una pattuglia della polizia. In uno dei veicoli usati per la fuga, una Citroen C3, vengono trovate bottiglie molotov e bandiere jihadiste. La matrice teroristica dell’ attacco diviene maggiormente chiara se si considera che nell’edizione del Marzo 2013 della rivista Inspire,  Al-Qaeda in the Arabian Peninsula (A.Q.A.P.) pubblicò una lista di personaggi da uccidere, che includeva anche Stéphane Charbonnier. A.Q.A.P. ha rivendicato l’attentato il 9 Gennaio attraverso il suo imam di punta Harith bin Ghazi al-Nadhari, giustificandolo come azione atta a vendicare “l’onore di Maometto”.

 

 

L'eroico sacrificio dell' agente Clarissa Jean-Philippe ha evitato il massacro dei bimbi di una scuola.
L’eroico sacrificio dell’ agente Clarissa Jean-Philippe ha evitato il massacro dei bimbi di una scuola.

Le autorità danno immediatamente inizio alla caccia ai due sospetti, identificati grazie ad una carta d’identità abbandonata in una delle automobili utilizzate per la fuga. Vengono effettuati blitz in diverse abitazioni nel paese, alla ricerca di eventuali complici ed ulteriori indizi, mentre l’allerta terrorismo (il sistema è chiamato Vigipirate) è portata al livello più alto e reparti delle forze armate si schierano a difesa di punti nevralgici nella capitale. Le forze dell’ordine effettuano diversi fermi di persone collegate ai due fuggitivi. Alle 08:45 del mattino successivo, si verifica un nuovo fatto di sangue. Amedy Coulibaly, anch’egli musulmano, si reca nel sobborgo parigino di Montrouge, con l’intento di uccidere i bimbi di un asilo ebraico. Il piano omicida viene però sventato dall’agente Clarissa Jean-Philippe, che perde la vita. Di lui si perderanno le tracce per circa 24 ore.

 

Ricerche notturne nella cittadina di Fleury.
Ricerche notturne nella cittadina di Fleury.

Due ore dopo i fatti di Montrouge, alle 10:30, i fratelli Kouachi vengono avvistati ad Aisne, a nord-est di Parigi. Le forze di sicurezza, incluso il  Groupe d’Intervention de la Gendarmerie Nationale (G.I.G.N.) e la Force d’Intervention de la Police Nationale (F.I.P.N.), isolano la zona. I fuggitivi, dopo aver rapinato una pompa di benzina a Villers-Cotterets fanno perdere le proprie tracce nell’area boschiva di Foret de Retz, la cui superficie di 130 chilometri quadrati è superiore a quella della stessa città di Parigi.

 

9 Gennaio: operatori del F.I.P.N. ripresi nel corso del dispiegamento (Foto REUTERS/Youssef Boudlal).
9 Gennaio: operatori del F.I.P.N. ripresi nel corso del dispiegamento (Foto REUTERS/Youssef Boudlal).

Il mattino del 9 Gennaio i fratelli Kouachi si impadroniscono di una Peugeot 206 presso Crépy-en-Valois, iniziando un inseguimento con le forze dell’ordine per 27 chilometri sulla N2 in direzione Parigi. Ne scaturisce un conflitto a fuoco con diverse esplosioni, che ha termine quando i terroristi abbandonano il mezzo nella cittadina di Dammartin-en-Goule (a 35 chilometri a nord-est di Parigi e non distante dall’aeroporto Charles de Gaulle) ed intorno alle 09:30 si rifugiarno all’interno di una piccola stamperia, Création Tendance Découverte. Said Kouachi viene lievemente ferito al collo nel corso della fuga. Mentre le forze di sicurezza isolano completamente il paese ed agli abitanti viene ordinato di rifugiarsi all’interno delle proprie abitazioni, hanno il via le trattative per cercare di arrivare ad una risoluzione non cruenta dell’assedio.

 

“Moriremo da martiri”

 

Ubicazione di dammartin-en-goele
Ubicazione di Dammartin-en-Goule.

Le intenzioni dei fratelli Kouachi sono però inequivocabili. Hanno preso come ostaggio il proprietario della stamperia, Michel Catalano. All’insaputa dei terroristi Catalano è riuscito ad avvertire il ventiseienne designer della compagnia Lilian Lepère, che si nasconde all’interno di uno scatolone nel refettorio. Sarà proprio lui ad inviare alla polizia degli SMS segnalando la posizione dei sequestratori.

 

Mappa satellitare dell'area con la stamperia in evidenza.
Mappa satellitare dell’area con la stamperia in evidenza.
Le forze dell'ordine schierate in massa a permesso l'isolamento totale della cittadina.
Le forze dell’ordine schierate in massa hanno permesso l’isolamento totale della cittadina.

Dopo poco un rappresentante di vendita fa visita alla stamperia. Catalano e Cherif Kouachi lo incontrano. Quest’ultimo si qualifica come un poliziotto, ma poi dice all’uomo di andarsene con le parole “Vattene, non uccidiamo i civili”. La frase allarma il rappresentante che allerta le forze dell’ordine.  Dopo circa un’ora dall’inizio dell’assedio a Catalano è consentito di andarsene, non prima di aver giurato loro che nessun altro si trovasse all’interno dell’azienda. Il Ministro degli interni Bernard Cazeneuve ordina alla polizia di intervenire e neutralizzare i terroristi, non prima però di aver tentato un’ ultima negoziazione per permettere l’evacuazione sicura di una scuola a 500 metri dalla stamperia. I due fratelli non rispondono però al telefono. Intorno alle ore 16:30, vengono udite almeno tre esplosioni nei pressi dell’edificio obiettivo, seguite alle ore 17:00 dall’inserimento tramite elicottero di una squadra del G.I.G.N. sul tetto dell’obiettivo. I fratelli Kouachi avevano espresso l’intenzione di morire come martiri, e quando emergono dalla porta del magazzino lo fanno sparando, provocando la reazione immediata dei reparti controterrorismo che li abbattono e portano in salvo Lepère incolume. Un cassa contenente armi, bottiglie incendiare ed un RPG sarà rinvenuta nell’area.

 

 

L’assedio al supermercato

Il terrorista Coulibaly.
Il terrorista Coulibaly.

In contemporanea con l’assedio di Dammartin-en-Goule, va in scena a Parigi un altro dramma. Intorno alle ore 12:30 Coulibaly (che aveva conosciuto i fratelli Kouachi nel 2005 in prigione) prende in ostaggio dieci persone in un supermercato kosher della catena Hyperchacher nel sobborgo di Port de Vincennes. Coulibaly si dichiara membro dell’ Islamic State e minaccia di uccidere gli ostaggi qualora le forze dell’ordine cercassero di arrestare i fratelli Kouachi. Il terrorista è armato con un fucile d’assalto VZ.58, una pistola mitragliatrice Skorpion VZ.61, e due pistole Tokarev e filma sette minuti dell’attacco attraverso una telecamera GoPro attaccata al petto. Nel filmato, successivamente inviato tramite email utilizzando un computer nel supermercato, si vede l’uccisione di tre delle sue quattro vittime. Nel corso di un’intervista rilasciata in diretta alla stazione BFMTV il terrorista afferma di aver preso di mira il supermercato per difendere i musulmani in generale ed i palestinesi in particolare. La linea telefonica di un cellulare rimasta aperta, ha anche permesso di ascoltare le conversazioni tra Coulibaly e gli ostaggi, nelle quali afferma di voler vendicare le azioni del governo siriano e della coalizione occidentale in Mali, Iraq ed Afghanistan.

 

Coulibaly ripreso all'interno del supermercato.
Coulibaly ripreso all’interno del supermercato.

Nonostante il clima di terrore nel supermercato, non tutti gli ostaggi avrebbero deciso di piegarsi al terrorista. Durante i primi minuti dell’attacco Coulibaly lascia su di un bancone una delle sue armi in quanto inceppata. Quando successivamente minaccia uno dei clienti che era presente nel supermercato con il figlioletto di pochi mesi, Yohan Cohen (22 anni) e Yohav Hattab (21) si impossessano dell’arma aggredendolo. Cohen cerca di aprire il fuoco ma l’arma si inceppa e Coulibaly uccide sia lui che Hattab. A questo punto altri due ostaggi, Francois-Michel Saada e Philippe Braham, attaccano il terrorista ma restano uccisi. Lassana Bathily, impiegato musulmano del supermarket, decide quindi di nascondere quindici ostaggi nella cella frigorifera ubicata nel seminterrato. Riesce poi a fuggire e viene arrestato dalla polizia che lo crede uno dei sequestratori. Rilasciato dopo un’ora e mezza, fornisce ai reparti d’assalto una chiavetta per aprire le serrande del supermercato.

 

 

I reparti delle Brigades de Recherche et d’Intervention (B.R.I.) e del Recherche Assistance Intervention Dissuasion (R.A.ID.) fanno irruzione nel supermercato alle 16:11, circa venti minuti prima dell’assalto alla stamperia a Dammartin-en-Goule. Il blitz viene lanciato mentre Coulibaly è impegnato nella preghiera pomeridiana. Le televisioni di tutto il mondo trasmettono le immagini del raid, effettuato da dozzine di assaltatori supportati da tiratori scelti e mezzi blindati. Il terrorista corre verso l’entrata sparando ma viene prontamente abbattuto. Al termine dell’intervento restano a terra senza vita  quattro ostaggi. Tutti di religione ebraica, saranno sepolti al cimitero Givat Shaul di Gerusalemme. Quindici altri ostaggi vengono salvati. Cariche esplosive collegate ad un detonatore sono state rinvenute nel supermercato.

 

Co viene abbattuto dai reparti d'intervento.
Coulibaly viene abbattuto dai reparti d’intervento.

Commentando entrambe le operazioni, l’ex membro dello Special Air Service (S.A.S.) ed autore letterario Chris Ryan ha dichiarato che “le forze speciali francesi sono tra le migliori al mondo. Ho lavorato con il G.I.G.N. negli anni ’80 e ’90, durante il mio periodo di permanenza presso la nostra unità controterrorismo, e posso confermare come siano degli operatori superbi.” La vicenda dell’assedio al supermercato kosher ha però avuto uno strascico, dato che le autorità nono sono riuscite a localizzare Hayat Boumedienne, moglie di Coulibaly e sospettata di complicità con il marito nelle stragi. Sembra che la donna si entrata in Siria l’8 Gennaio, facendo perdere le proprie tracce. Nel Febbraio 2015 l’Islamic State ha affermato che la Boumedienne si trovi in Siria.

 

 

Odio antisemita

Al di là del voler seminare panico e terrore tra la popolazione civile, l’ attacco non riuscito all’asilo ebraico e la strage al supermercato kosher di Parigi, evidenziano un disegno ben preciso degli islamisti, che vedono nella comunità ebraica in Europa uno dei propri nemici principali. Non è la prima volta che in tempi recenti gli ebrei europei vengono presi di  mira dal terrorismo. Ricordiamo tra gli altri l’attacco al museo ebraico di Bruxelles del Maggio 2014. Dopo gli attentati di Parigi, numerose famiglie ebree hanno iniziato a pianificare l’ abbandono della Francia per rifugiarsi in Israele, unico stato in grado di offire secondo loro protezione. I numeri sono in crescendo e già si inizia a parlare di un piccolo esodo. Da parte propria i governi degli stati membri delll’Unione Europea hanno assicurato che aumenteranno la vigilanza intorno a luoghi di culto, istituti e comunità ebraiche.

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