25 Gennaio 2012, Adado: salvataggio Jessica Buchanan & Paul Hagen Thisted

Emblema del Joint Special Operations Command (J.S.O.C.)
Emblema del Joint Special Operations Command (J.S.O.C.).

Washington ha ancora una volta confermato la sua linea dura nei confronti di chi sequestri cittadini americani in qualsiai parte del globo. Questa volta e’ toccato ad un gruppo di banditi somali, che si ritenevano al sicuro all’interno di alcune baracche a nord della cittadina di Adado, nella Somalia centro-settentrionale. L’americana Jessica Buchanan e l’olandese Paul Hagen Thisted, entrambi impiegati presso la ONG Danish Refugee Council ed impegnati in un programma di sminamento, erano stati catturati il 25 Ottobre 2011 da una banda nella citta’ di Galkayo. La ONG aveva dapprima tentato di arrivare al rilascio degli ostaggi attraverso la mediazione di anziani locali, ma i banditi avevano rifiutato ogni trattativa, chiedendo invece il pagamento di 45 milioni di dollari statunitensi come riscatto. Con le condizioni di salute di Buchanan in progressivo deterioramento, l’amministrazione Obama ha quindi deciso di autorizzare l’operazione di salvataggio.


Due dozzine di operatori del SE.A.L. Team Six avrebbero preso parte al raid.
Due dozzine di operatori del SE.A.L. Team Six avrebbero preso parte al raid.

Buchanan e
Thisted e Buchanan.

Nelle prime ore del 25 Gennaio 2012, con il favore delle tenebre, gli incursori dello Joint Special Operations Command (ufficialmente due dozzine di uomini appartenenti al Development Group, meglio noto quale SE.A.L. Team Six) sono stati paracadutati da apparecchi Hercules C-130 dodici miglia a nord di Adado, per poi proseguire a piedi verso l’obiettivo. Sia Buchanan che Thisted sono stati recuperati illesi, mentre nessun operatore risulta essere stato ferito nel corso dell’intevento. Sono nove invece i criminali abbattuti nel corso dell’operazione. Secondo un testimone oculare, l’aeroporto di Galkayo avrebbe ospitato due aerei ed undici elicotteri statunitensi in preparazione per l’ operazione. Lo stesso soggetto afferma di aver udito gli elicotteri alzarsi in volo nel corso delle prime ore del mattino del 25 Gennaio. A missione conclusa, operatori ed ostaggi sarebbero stati esfiltrati verso Galkayo, per dirigersi successivamente verso Camp Lemmonier a Gibuti (sede della Combined Joint Task Force-Horn of Africa) e poi verso una base statunitense in Italia.


L’operazione di salvataggio risulta essere rimasta in standby per diverse settimane. Una serie di circostanze hanno infine fatto si che il Presidente Obama autorizzasse l’intervento. Tra queste vanno citate una non meglio specificata finestra d’opportunita’ venutasi a creare, ed informative d’intelligence che avrebbero dato lo spostamento degli ostaggi quale imminente. Tanto gli Stati Uniti come anche altre nazioni occidentali gestiscono in Somali network di sorveglianza di natura HUM.INT. (Human Intelligence), SIG.INT. (Signal Intelligence) ed EL.INT. (Electronic Intelligence), volti a monitorare l’organizzazione terroristica Al Shabaab, affiliata ad Al Qaeda. Non esistono comunque indicazioni che i rapitori facessero effettivamente parte di al-Shabab. Ma piu’ di tutto sembrano aver pesato le condizioni di salute di Jessica Buchanan, che durante la prigionia avrebbe iniziato a soffrire di problemi renali, tanto da constringere i sequestratori a farla esaminare da un medico. Ad operazione conclusa il Presidente Obama ha dichiarato che la missione “manda un nuovo messaggio al mondo in merito al fatto che gli Stati Uniti d’America si ergeranno sempre a fronteggiare qualsiasi minaccia contro i propri cittadini.”


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Thisted e Buchanan in un video rilasciato dai loro sequestratori.

Jessica Buchanan ha descritto il momento del rapimento ed i 93 giorni di prigionia in un’ intervista alla TV statunitense CBS e nel suo libro “Impossible Odds”. “I banditi ci hanno circondato urlando e colpendo il parabrezza della nostra auto con gli AK-47. Ci hanno puntato i fucili in faccia e poi ci hanno portati via attraverso il deserto.” L’ex ostaggio parla delle condizioni disumane nelle quali i somali hanno costretto lei ed Hagen, con cibo ed acqua scarso e di pessima qualita’. Buchanan racconta anche il momento della liberazione.


“Mi ero stesa sul materasso in terra dove ero costretta a dormire. Ero la’ da cinque minuti quando al”improvviso la notte e’ letteralmente esplosa in una cacofonia di colpi di arma da fuoco. Ho subito pensato che stavamo per essere rapiti da un altro gruppo, o che forse al-Shabab era venuto a prenderci ed in quel caso le possibilita’ di sopravvivenza sarebbero state zero. E allora ho deciso di rimanere sdraiata a pregare sul mio materasso, pensando che non sarei potuta sopravvivere ad un altro sequestro. All’imrovviso qualcuno mi tira via la coperta dalla faccia, dice il mio nome e mi dice ‘Siamo soldati americani, siamo qui per riportarti a casa. Sei al sicuro adesso’. Io ero completamente scioccata. Continuavo a chiederemi come fosse possibile che i militari sapessero dove mi trovassi, quando all’improvviso uno dei soldati mi solleva da terra e mi porta via correndo attraverso il deserto verso un posto sicuro. Mi hanno dato subito delle medicine, mentre alcuni dei militari hanno formato un anello protettivo perche’ non erano certi se il posto fosse totalmente sicuro.” Quando uno dei SE.A.L. le chiede se avesse dimenticato qualcosa nel campo, Buchanan si ricorda di essersi scordata un anello (regalo della madre, morta di recente) che i banditi le avevano rubato e che era riuscita a recuperare. “Gli ho detto che non avrei mai potuto lasciarlo la’ e quindi gli ho chiesto se potevano andarlo a prendere. E questo soldato corre via per rientrare e riportarmi il mio anello. Questi uomini sono semplicemente incredibili.”


Buchanan afferma come la missione di salvataggio sia arrivata del tutto inaspettata. “Sono senza parole quando penso come questi ragazzi abbiano rischiato le loro vite per salvare la mia e darmi una seconda chance.” Ma l’ex ostaggio non ha mai avuto la possibilita’ di ringraziare i suoi salvatori. “Sono arrivati, hanno fatto il loro lavoro e poi sono scomparsi. Incredibile, semplicemente incredibile. Mai prima di allora ero stata cosi’ felice e fiera di essere americana.”

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