22 S.A.S. – Special Air Service Regiment

L’ emblema dello Special Air Service

Le origini dello Special Air Service britannico risalgono al Secondo Conflitto Mondiale e, nonostante un breve periodo successivo al termine della guerra (durante il quale il corpo venne momentaneamente sciolto), le sue azioni attraversano tutta la seconda metà del secolo scorso fino ai nostri giorni. Dalle missioni di contro-insurrezione svolte negli anni ’50 in Asia fino alle più recenti operazioni antiterrorismo in Afghanistan ed Iraq, passando attraverso le Falkland e “DESERT STORM”, il Reggimento (altro nome sotto il quale è noto lo S.A.S.) si è sempre distinto quale il più lucente tra i diamanti della corona di Sua Maestà la Regina d’ Inghilterra, facendo proprio il motto Who dares wins, Chi osa vince.

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David Stirling, ideatore e fondatore della Special Air Service Brigade

Ideatore e fondatore del Reggimento fu David Stirling, un nobile proprietario terriero scozzese originariamente arruolatosi nelle Guardie di Scozia, che si offerse quale volontario nel Commando 8 della Layforce, un reparto speciale che, come molti altri in quel periodo, non era visto di buon occhio dall’ establishment militare a causa dei costi e che finì per essere smantellato per insufficenza di fondi, poco prima dell’ inizio delle ostilità in nord Africa. Credendo profondamente nell’ importanza delle operazioni di sabotaggio oltre le linee nemiche, e configurandosi questo come l’ unico mezzo efficace per danneggiare seriamente la potente macchina bellica nazista, Stirling unì le forze con Jock Lewes, ufficiale delle Guardie del Galles e anch’ egli fautore delle tecniche dei commandos.

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Il Generale Claude Auchinlek diede a Stirling l’ autorizzazione di dare vita allo Special Air Service nel 1941

Lewes era riuscito a procurarsi una fornitura di cinquanta paracadute, uno dei migliori mezzi di infiltrazione per le truppe speciali, e non esitò a collaudarli con Stirling, il quale uscì vivo per miracolo dal primo lancio! Con il paracadute lacerato dall’ urto contro la coda del velivolo utilizzato, Stirling toccò rovinosamente terra, trascorrendo i due mesi successivi in un ospedale militare. Al termine della convalescenza, nel 1941 il giovane scozzese era però pronto a presentare il proprio piano per una unità di commandos, che venne immediatamente approvato dal Comandante delle Forze Britanniche, il Gen. Claude Auchinlek.

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Dopo aver inizialmente usufruito del Long Range Desert Group per gli spostamenti tattici, lo S.A.S. si munì di propri mezzi armati, con i quali condusse direttamente i raid nei campi d’ aviazione dell’ Africa del nord. Questo gruppo di operatori (ripreso in Egitto nel 1942) conduce delle jeep armate con mitragliatrici Vickers K e Browning

Originariamente costituita da uomini provenienti dalla Layforce, la nuova unità, nota come “L” Detachment, era composta da sessantasei soldati posti sotto il comando della Special Air Service Brigade. Nel frattempo, in Africa settentrionale, l’ esercito britannico, sotto la spinta degli Afrika Korps di Rommel, si trovava costretto ad arretrare verso l’ Egitto. Con i rifornimenti impossibiltati ad arrivare da Malta a causa dell’ assedio sotto il quale era stretta l’ isola, le truppe inglesi sarebbero ben presto capitolate. Si decise allora per un lancio dello Special Air Service in territorio nemico, al fine di acquisire informazioni e attaccare le truppe nemiche con rapide sortite nelle retrovie. La missione si risolse però in un massacro. Dei sessantasei uomini che partirono, solo ventidue fecero ritorno, principalmente a causa delle proibitive condizioni atmosferiche nel corso del lancio.

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1944: una squadra in posa davanti all’ obiettivo
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Facendo tesoro di quella prima disastrosa esperienza, si decise quindi di far infiltrare i commandos via terra. Fu istituito il Long Range Desert Group (L.R.D.G.), un’ unità motorizzata incaricata di trasportare gli operatori oltre le linee nemiche e di recuperarli in prestabiliti rendez-vous ad operazione conclusa. Le missioni si svolgevano prevalentemente durante le ore notturne: gli uomini aggiravano le truppe tedesche ed italiane, si infiltravano nei campi aerei dell’ Asse, e facevano saltare gli aerei nemici con l’ ausilio di piccole ma micidiali cariche esplosive ideate dallo stesso Jock Lewes (furono quindi ribattezzate “Lewes bombs”), le quali, poste sulle ali degli apparecchi, incendiavano il carburante degli aerei con esiti disastrosi.
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Italia, anni ’40: lo S.A.S. è impegnato in operazioni di guerriglia nei pressi di Pisa

Il 21 dicembre 1941, due team di incursori, arrivarono a distruggere ben 61 velivoli, in due aeroporti diversi. Uno dei due obiettivi era costituito dal campo d’ aviazione di Agedabia, posto sulla costa libica e a sud di Bengasi. Una squadra di cinque uomini dell’ “L” Detachment (guidata dal Tenente Bill Fraser e composta dai Sergenti Bob Tait e DuVivier e dai Soldati Byrne e Phillips), venne inserita durante le ore notturne dal L.R.D.G. a circa sedici chilometri a sud dell’ obiettivo. La squadra marciò fino alla propria lying-up position (luogo ove gli operatori possono occultarsi in attesa di dare inizio all’ operazione vera e propria od utilizzato semplicemente quale postazione d’ osservazione), ove furono in grado di registrare i movimenti all’ interno dell’ aeroporto per tutto il giorno successivo. Ogni operatore era munito di una bottiglia d’ acqua, un compasso, un revolver, otto “Lewes bombs”, e razioni comprendenti formaggio, cioccolata e biscotti. Al calar della notte, gli incursori penetrarono all’ interno dell’ aeroporto, distruggendo trentasette aerei italiani CR42 tramite le “Lewes bombs”. Le esplosioni scatenarono il caos, coprendo la fuga degli uomini verso il rendez-vous con i mezzi del L.R.D.G. Durante l’ esfiltrazione, due aerei alleati Blenheim aprirono per errore il fuoco contro i mezzi, uccidendo due membri dell’ unità. Il gruppo raggiungerà la base dell’ oasi di Jab il 23 dicembre.

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Il leggendario Paddy Maine

Uno tra i più famosi operatori del periodo, fu senza dubbio Paddy Maine. Irlandese dalla stazza imponente per via della sua passione nei confronti del rugby, iniziò la propria carriera nell’ 11th (Scottish) Commando, divenendo ben presto una delle prime reclute della nuova unità fondata da Stirling. Si calcola che in Nord Africa abbia personalmente distrutto oltre 100 aerei fermi sulle piste nemiche. In una particolare occasione, rimasto a corto di esplosivi nel corso di una missione, sradicò a mani nude il pannello di un caccia tedesco per non lasciarlo intatto al nemico! Successivamente (nel marzo 1943) comandò quale Tenente Colonnello lo Special Raiding Squadron (rinominato 1st S.A.S.) nelle campagne di Sicilia e d’ Italia. Nel corso delle operazioni in Europa nord occidentale, condusse nuovamente il 1st S.A.S. Gli esempi del coraggio di Mayne abbondano. Tipico il caso in cui, quasi da solo, salvò da un’ imboscata di paracadutisti tedeschi, una colonna corazzata canadese.

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Gli uomini del Long Range Desert Group (L.R.D.G.) in Nord Africa nel 1942
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Uomini dello S.A.S. nel deserto iracheno, ripresi nel corso della Prima Guerra del Golfo. Sono armati di Colt CAR4, munito di rompifiamma e lanciagranate M203

Frustrate dai continui raid nei campi di aviazione, le truppe dell’ Asse intensificarono i pattugliamenti, provocando un cambiamento nelle tattiche dello Special Air Service. Il Reggimento venne dotato di jeep armate con mitragliatrici pesanti, le quali cominciarono a far irruzione direttamente sulle piste di atterraggio, bersagliando i velivoli con un enorme numero di proiettili traccianti (che, come noto, sono pallottole “incendiarie”). Questa tecnica permise di scavalcare i pattugliamenti nemici, massimizzare il danno e minimizzare le perdite. Il rafforzamento della sorveglianza nemica non fu l’ unico atto di risposta alle incursioni delle truppe speciali. Nell’ ottobre 1942 infatti, Adolf Hitler emanò il famigerato “Commando Order”, con il quale si autorizzava l’ esecuzione sommaria dei membri delle unità speciali catturati: “Ordino che da questo momento, tutti i soldati nemici (…) coinvolti nelle cosidette operazioni di commando (…) siano eliminati in combattimento fino all’ ultimo uomo. Anche nel caso in cui questi dovessero arrendersi, ogni forma di assistenza ed umanità dovrà esser negata per principio.” Alcuni comandanti nazisti (come il leggendario Rommel), decisero di ignorare l’ ordine, mossi da un elevato senso professionale ed un cavalleresco spirito di battaglia, altri si attennero pedissequamente alla direttiva. Un duro colpo venne inflitto al Reggimento con la cattura di David Stirling ed il suo internamento nel campo di Colditz, dal quale sarà liberato al termine della guerra. Il suo posto sarà preso dal “guastatore” Paddy Mayne.

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1991, Iraq, operazione DESERT STORM: da qualche parte nel deserto iracheno, membri dello S.A.S. allineano le loro Land Rover 110 in attesa di partire a caccia di Scud iracheni. All’ estrema destra notiamo un Unimog della Mercedes-Benz. Il secondo veicolo da sinistra esibisce su di un lato tre tacche, probabilmente a simboleggiare altrettante eliminazioni di mezzi iracheni
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Un te nel deserto iracheno durante DESERT STORM

Intanto, con la fine delle ostilità in Africa, lo S.A.S. viene spostato sul fronte francese, dove coordina le azioni della partigianeria del luogo e si occupa di addestrare la resistenza. Stessi compiti vengono assolti anche in Germania ed in Italia. Nello stesso periodo vengono svolte numerose operazioni di intelligence, onde preparare il campo all’ operazione “OVERLORD”, lo sbarco alleato in Normandia. L’ operazione “NEPTUNE”, il lancio delle forze aviotrasportate anglo-americane sulla Francia tra il 5 e il 6 giugno 1944, ebbe inizio quando gli esploratori alleati misero piede in Francia: 18 squadre statunitensi composte dai paracadutisti delle 82nd e 101st Airborne Divisions, unitamente ad altri nuclei in forze presso la 6ª divisione aviotrasportata inglese ed al 22nd SAS. Per questa operazione, anche lo Special Air Service ricorse all’ impiego del paracadute, dopo aver abbandonato tale tipologia di infiltrazione a seguito dei problemi incontrati in Africa, a dimostrazione che l’ impiego del paracadute quale mezzo di infiltrazione dietro le linee nemiche a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, risultava spesso irrinunciabile. Tuttavia in Francia lo S.A.S. riuscì a combinare tale tipologia d’ infiltrazione, con l’ utilizzo (una volta a terra) di jeep armate ed equipaggiate come quelle già utilizzate per assaltare i campi d’ aviazione italo-tedeschi nel nord Africa. Le jeep in questione, saldamente assicurate ad apposite piattaforme per proteggerle dall’ urto con il terreno, venivano lanciate attraverso paracadute rinforzati per sostenerne il peso e a mezz’ ora dall’ atterraggio erano pienamente operative.

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Equipaggi di due jeep facenti parte della forza incaricata di porre in essere l’ operazione HOUNDSWORTH, ripresi oltre le linee nemiche nei pressi di Dijon (Francia centrale) nei primi giorni del luglio 1944. L’ operazione portò all’ uccisione di circa 200 soldati tedeschi
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La scelta di impiegare le jeep, a differenza dei ricognitori in forza presso le divisioni aviotrasportate, si lega alle operazioni che lo S.A.S. condusse. Agli operatori inglesi venne infatti affidato un maggior numero di tipologie di operazioni rispetto al Nord Africa, dove le missioni svolte riguardavano esclusivamente l’ attacco di obiettivi nemici. A titolo di esempio, i soldati dei battaglioni francesi dello S.A.S., entravano in contatto con elementi della resistenza locale subito dopo l’ infiltrazione, con il compito di addestrarli al fine, ad esempio, di implementare le capacità di questi di colpire le linee ferroviarie utilizzate dall’ esercito tedesco per il trasporto di truppe e materiali. Considerata l’ esiguità dei partigiani (la quale consentiva di attaccare solo un numero limitato di obiettivi), gli operatori inlgesi prendevano spesso parte a tali azioni dirette. Un ulteriore compito affidato allo S.A.S., prevedeva che alcuni membri individuassero obiettivi quali depositi di armi, munizioni e carburante. Una volta sul luogo, i militi contattavano via radio l’ aviazione, onde dirigere i raid con estrema precisione, considerando anche la tecnologia disponibile. Nel corso di queste operazioni, soldati dello S.A.S. e piloti della R.A.F., diedero prova di una efficace cooperazione interforze. Quasi 60 anni dopo, lo S.A.S. effettuerà la stessa tipologia di operazioni, con ben altra tecnologia a disposizione, per colpire obiettivi nemici in Afghanistan ed Iraq. Lo scopo principale dell’ adozione delle jeep da parte dello S.A.S., era quindi quello di assicurare la necessaria mobilità alle proprie squadre di 4 uomini: rispetto agli esploratori, essi finirono per spingersi maggiormente nell’ entroterra francese.

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Mitragliere dello S.A.S. ripreso a bordo di una jeep del Reggimento nel 1942 in Nord Africa. Ogni mezzo era armato con almeno tre mitragliatrici. Si noti la mitragliatrice doppia Vickers K, montata alle spalle del militare

Agli uomini dello S.A.S., va anche il merito di aver attuato (sempre nelle ore precedenti il D-day) un’ azione diversiva poco ortodossa, ma indubbiamente efficace, considerati i risultati ottenuti. Ideatore di quella che fu chiamata operazione “Titanic” fu il Capitano Michael Foot. Insieme agli operatori dello Special Air Service vennero paracadutati circa 500 fantocci, i quali avrebbero dovuto simulare altrettanti soldati alleati. I fantocci erano “armati” con una carica di esplosivo, la quale sarebbe detonata una volta toccato terra, provocando lampi di luce. Gli uomini dello S.A.S. avrebbero inoltre attivato un grammofono sul quale erano registrati conversazioni di soldati e, soprattutto, rumori di spari ed esplosioni. I fantocci furono lanciati intorno alle località di Le Havre ed Isigny ed il diversivo ebbe successo. Infatti, nel primo caso, il comandante tedesco della zona spedì un telegramma direttamente a Berlino, onde informare del consistente lancio di “paracadutisti”, mentre ad Isigny circa 2000 soldati tedeschi furono impegnati nella perlustrazione volta ad individuare i “paracadutisti”. Forze nemiche erano così state sottratte alla caccia dei veri paracadutisti, mentre gli uomini dello S.A.S., dopo aver dato vita al diversivo, si allontanavano dalle zone per proseguire la propria missione. Grazie ai diversivi operati dallo Special Air Service ed all’ interruzione di parte della rete di comunicazione, gli strateghi del comando tedesco non riuscirono a comprendere se l’ invasione che si erano preparati a fronteggiare avesse avuto inzio, o se si trattasse di operazioni più limitate. Lo S.A.S. contribuì in maniera determinante alla buona riuscita dell’ operazione “Neptune”.

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Sempre nelle ore precedenti il D-Day, furono avviate operazioni di “bonifica” delle aree di sbarco, ma durante una di queste, ventidue uomini del Reggimento vengono catturati, torturati ed uccisi. Lo S.A.S. subito dopo il V-day, continuò ad operare in tutto il teatro europeo, individuando ed arrestando numerosi nazisti in fuga ed occupandosi di indagare (tramite gli War Crimes Investigation Team del Maggiore Eric Barkworth) sui crimini di guerra commessi dai nazisti ai danni del personale del Reggimento, come nel caso dell’ operazione “BULLBASKET” (condotta nella Francia centrale nel 1944), quando trentuno operatori del Reggimento furono assassinati dalle truppe tedesche. Una volta scoperti e processati, i perpetratori di tali crimini venivano sovente impiccati. In Europa lo S.A.S. inflisse in totale circa 7000 perdite alle truppe dell’ Asse, catturò circa 5000 prigionieri, distrusse oltre 700 veicoli, fece deragliare ben 40 treni e provocò 164 interruzioni ferroviarie, grazie all’ accorto uso degli esplosivi.

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Un operatore armato di fucile d’ assalto M16, ripreso durante una sessione addestrativa nella giungla

Al termine del Secondo Conflitto Mondiale, lo Special Air Service fu smobilitato ed assegnato al Territorial Army, ove venne amalgamato con gli Artists Rifles e denominato 21st S.A.S. Regiment (Artists). Il numero 21 venne scelto in onore degli S.A.S. Regiments 1 e 2 operanti in tempo di guerra, ma , in virtù del fatto che il Parachute Regiment era già stato denominato quale 12 Battallion, le cifre vennero invertite formando il numero 21. La necessità di un reparto con capacità operative speciali sarebbe però presto balzata all’ attenzione dello Stato maggiore britannico. Nel 1950, sotto il comando del Maggiore Tony Greville-Bell, si formerà l’ “M” Squadron, con il compito di effettuare operazioni di commandos in Corea. Composta da volontari e riservisti con precedenti esperienze sul campo di battaglia, l’ unità non sarà effettivamente mai impiegata a causa della fine del conflitto, venendo quindi posta di stanza a Singapore. Nel 1951, con la montante presenza della guerriglia comunista in Malesia (vedi anche “Malayan Emergency”, riportata nella sezione delle attività operative), il Tenente Colonnello Mike Calvert (appositamente richiamato da Hong Kong, ove si trovava allora in servizio) formerà i Malayan Scouts (S.A.S.), da inviarsi in teatro con compiti controinsurrezionali, anche e soprattutto in collaborazione con le popolazioni locali, delle quali guadagnano rapidamente il supporto. Gli uomini dell’ “A” Squadron dei Malayan Scouts erano volontari e veterani della Seconda Guerra Mondiale, i quali avevano in parte servito nello Special Operations Executive (S.O.E.), i servizi di intelligence inglesi all’ epoca del conflitto in Europa. Gli uomini furono addestrati a Johore nel combattimento e la sopravvivenza nella giungla in nuclei di tre o quattro elementi, allo scopo di seguire tracce, organizzare imboscate, dirigere il tiro aereo ed effettuare operazioni “hearts and minds” a favore delle popolazioni malesi.

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Assaltatori della Counter Revolutionary Warfare Wing (C.R.W.) dello S.A.S., ripresi sul punto inizio attacco durante un’ esercitazione tesa alla liberazione di un aereo dirottato. Si noti l’ impiego delle maschere antigas Avon S10 e la combinazione di pistole mitragliatrici H&K MP5 in versione standard e K

Nell’ ambito della “Malayan Emergency”, gli operatori vennero presto chiamati ad operare presso Ipoh. Successivamente, il “B” Squadron (formato dagli uomini dell’ “M” Squadron) si unì all’ “A”, con un immediato beneficio sotto l’ aspetto della disciplina (riguardo alla quale l’ “A” Squadron risultava carente). Il “C” Squadron si unì invece all’ “A” ed al “B” dopo la sua formazione, successiva ad una visita in Rodesia da parte del Tenente Colonnello Calvert, il quale arruolò per l’ occasione un consistente numero di volontari. Nel 1951, Calvert venne sostituito in Malesia dal Tenente Colonnello John Sloane, il quale, unitamente ad i suoi ufficiali, il Maggiore John Woodhouse e Dare Newell, instillò nei Malayan Scouts un profondo senso della disciplina. Nel 1952, i successi conseguiti dagli Scouts, diedero vita all’ odierno 22 Special Air Service Regiment, principalmente grazie alla spinta del Tenente Colonnello Calvert, già comandante di una brigata dello S.A.S. durante la Seconda Guerra Mondiale. Calvert imprimerà una forte impronta nel Reggimento, adottando alcune delle tecniche operative ancora in uso (quale la famosa pattuglia di quattro elementi). Quando i Malayan Scouts vennero ridesignati 22nd S.A.S., l’ ufficiale rispedì il Maggiore John Woodhouse direttamente in Inghilterra, per approntare la selezione dei futuri operatori, la quale si svolge ancora oggi sulla base di quella originaria ideata da Woodhouse. Tornando solo per un attimo al 21st S.A.S. Regiment, è da notarsi come esso esista tuttora, sia di stanza nel sud dell’ Inghilterra e sia composto da riservisti con precedenti esperienze militari. A tale unità di riservisti, se ne aggiungerà una ulteriore, il 23rd S.A.S., nel 1959. Tra il 1963 ed il 1966, il Reggimento venne attivamente impiegato nel Borneo (consulta la sezione delle attività operative per maggiori informazioni).

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Dal 1969 al 1987 circa, il Reggimento è attivamente coinvolto nelle operazioni antiterrorismo nell’ Irlanda del Nord (consulta la sezione delle attività operative per maggiori informazioni).

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Operatore della Counter Revolutionary Warfare Wing (C.R.W.), munito di pistola mitragliatrice Heckler&Koch MP5 e maschera antigas Avon S10

Gli anni ’70 videro l’ ingresso del terrorismo mediorientale sulla scena internazionale. Tutto ebbe inizio con il dirottamento di tre aerei di linea europei presso Dawson’s Field (Giordania) nel settembre 1970, per culminare con il massacro della squadra olimpica israeliana il 5 settembre 1972 in Germania Ovest, ad opera di terroristi aderenti all’ organizzazione “Settembre Nero” (diretta da Sabri Al-Banna, alias Abu Nidal, morto in circostanze misteriose in Iraq nel 2003). Come noto, i tragici eventi del settembre 1972, portarono alla nascita di molte delle attuali formazioni per il controterrorismo. Il Governo britannico affidò il compito di formare un’ unità espressamente dedicata allo Special Air Service, il quale formò la Counter Revolutionary Warfare Wing (C.R.W.). Lo scopo della sezione era esclusivamente quello di fornire addestramento e consulenza (come nel caso del dirottamento di un treno in Olanda, avvenuto il 13 maggio 1977, successivamente risolto dal B.B.E.). Il C.R.W. finì per acquisire sempre maggiore esperienza, ideando le celeberrime granate stordenti flashbang, impiegate per la prima volta a Mogadiscio dai tedeschi del G.S.G.9 nel corso dell’ operazione “MAGIC FIRE”. In forza di ciò, l’ unità acquisì un ruolo operativo, venendo posta in allerta nazionale (ogni Squadron ricopre oggi il ruolo C.R.W. a rotazione per dodici mesi). I suoi operatori balzeranno all’ onore delle cronache internazionali con l’ operazione “NIMROD” dell’ aprile 1980 a Londra, stabilendo un indiscusso standard per tutti i reparti di controterrorismo del globo.

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Nei primi anni ’90, il Reggimento è dispiegato in Iraq per operazioni search and destroy ai danni delle batterie di missili Scud iracheni che minacciavano Israele. Lo S.A.S. torna quindi alle origini, con operazioni (tanto appiedate, quanto motorizzate) effettuate in territorio nemico ed in quasi completo isolamento dai reparti alleati. Circa dieci anni dopo, gli operatori avranno nuovamente modo di provare il proprio valore e la propria esperienza, nelle aree montagnose dell’ Afghanistan e nei deserti dell’ Iraq, nell’ ambito rispettivamente delle operazioni “ENDURING FREEDOM” ed “IRAQI FREEDOM” (vedi la sezione delle attività operative per maggiori e più dettagliate informazioni).
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Il Primo Ministro Britannico Tony Blair si congeda dalla sua scorta costituita da operatori dello S.A.S. al termine di una visita in Iraq nel 2006

Gli attentati terroristici occorsi a Londra il 7 giugno 2005, hanno visto una crescente attivita’ dei servizi di sicurezza nella capitale britannica, onde contrastare i piani di affiliati ad Al Qaeda intenzionati a colpire obiettivi sensibili. Nel 2006, la M.I.5 (Military Intelligence, Section 5) ha rivelato la presenza su suolo britannico di una trentina di cellule di terroristi islamici sottoposte ad operazioni di sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza e dell’ Anti-Terrorist Branch di Scotland Yard. Ad inizio 2007, al fine di supportare le attivita’ di intelligence condotte dalle agenzie coinvolte nelle operazioni, l’ Home Office (Ministero degli Interni) richiede ed ottiene dal Ministry of Defence che lo S.A.S. stabilisca un piccola base nella citta’ di Londra. E’ dai tempi del dispiegamento in Irlanda del Nord che al Reggimento non viene richiesto un impegno di tali proporzioni su suolo nazionale. E’ nota l’ abilita’ di raccolta informazioni in operazioni contro insurrezionali condotte dallo S.A.S. e la composizione del nuovo distaccamento di Londra riflette la necessita’ di dispiegare sul campo specialisti nella sorveglianza, tiratori ed esperti in esplosivi.

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Operatori in Afghanistan nel corso dell’ operazione ENDURING FREEDOM

Lo Special Air Service è oggi inserito all’ interno del Directorate of Special Forces (D.S.F.). Ubicato nella Caserma Duke of York di Londra, il D.S.F. è stato voluto nel 1987 dal Ministry of Defense per dotare di un coordinamento le varie componenti per operazioni speciali britanniche. Il D.S.F. è diretto da un Generale del British Army (un Brigadier General, secondo l’ ordinamento gerarchico dei Paesi anglofoni), il quale si occupa inoltre della definizione della dottrina d’ impiego, dell’ addestramento e dei programmi di approvigionamento degli equipaggiamenti per le forze per operazioni speciali. Lo stesso ricopre anche il compito di Comandante dello Special Air Service Group (S.A.S. Group) e di consigliere per lo Stato Maggiore e per il Governo in merito ai problemi inerenti le forze speciali. Ai vertici del D.S.F. troviamo quindi un Generale, il quale è assistito da un Vicecomandante proveniente dai Royal Marines ed esperto in operazioni speciali. Entrambi si avvalgono inoltre di uno Stato Maggiore. Dal Directorate of Special Forces dipendono lo Special Air Service Group (S.A.S. Group), lo Special Boat Service (S.B.S.), il 602 Signal Troop, la 4/73 (Sphinx) SP Observation Post (OP) Battery e lo Special Reconnaissance Regiment (S.R.R.), formatosi nel 2004. [break][break]

1991, Iraq, operazione DESERT STORM: un momento di pausa nel corso di una Scud Hunt

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