1st S.F.O.D.-D 1st Special Forces Operational Detachment-Delta – Selezione

Operatori ripresi nel corso dell'operazione "Desert Storm" in Iraq (1991).
Operatori ripresi nel corso dell’operazione “Desert Storm” in Iraq (1991).

A differenza di quanto accade con molte forze speciali, le informazioni inerenti il processo di selezione ed addestramento per i futuri operatori della Delta Force non sono apertamente disponibili. Le informazioni che ci giungono in merito, derivano infatti da opere letterarie pubblicate da ex operatori, primo fra tutti Eric L. Haney, autore del libro “Inside Delta Force”, e produttore del fortunato serial televisivo “The Unit”, che si ispira liberamente alla vita e alle imprese di un distaccamento di operatori della Delta Force. Stando a quanto reso pubblico, due volte all’ anno rappresentanti del reparto visitano il centro personale di St Louis (Missouri), per esaminare le schede di sergenti e capitani dei Green Berets e dei Rangers che si siano distinti nel corso del proprio servizio. Ai candidati così selezionati vengono inviate delle lettere, con le quali gli si comunica l’ interessamento da parte del 1st S.F.O.D.-D e li si invita a chiamare un numero di telefono. Qualora il candidato non fosse intenzionato ad unirsi all unità, questo viene invitato a distruggere la missiva. Per tutti coloro i quali abbiano risposto favorevolemente, si prospetta un’ intervista preliminare ed un test fisico estremamente duro, superato il quale, il personale non qualificato ai lanci è inviato a conseguire il brevetto da paracadutista. Segue un’ intensa settimana di addestramento fisico che include corsa, nuoto e marce zavorrate. L’ idea è quella di portare tutti i candidati allo stesso livello di preparazione fisica, e di evidenziare problemi medici prima dell’ arrivo degli uomini a Camp Dawson (West Virginia), sulla catena montuosa degli Appalachi. E’ in questo luogo che ha inizio la fase di pre-selezione, della durata di un mese e disegnata sul modello di quella adottata dallo S.A.S. A superarla sarà solamente un numero ristretto di uomini, che accederanno alla prima vera fase di selezione. Essa comprende una serie di marce da completarsi entro un determinato tempo limite, che non viene però comunicato ai candidati. Il fattore forse più difficile con il quale confrontarsi, è quello dell’ isolamento. I militari sono infatti costretti ad operare da soli e questo può costituire un ostacolo per coloro i quali siano invece abituati ad agire in un gruppo. Ma è proprio quello che la Delta Force richiede ai suoi uomini: coesi ed operanti all’ interno di un team un giorno, e lupi solitari quello successivo, magari per l’ esecuzione di un’ operazine sotto copertura. Un ulteriore elemento di pressione psicologica, è costituito dalle interviste alle quali sono sottoposti i candidati. Uso di droghe, atteggiamento verso gli stranieri, situazione familiare, discriminazioni sessuali, sono solo alcuni dei temi sui quali i candidati vengono interrogati da una squadra di psicologi. Lo sbarramento di domande sembra non avere fine e l’ obiettivo è quello di eliminare dal gruppo i violenti e gli instabili.

Il candidato ideale per la Delta Force, è infatti un uomo psicologicamente stabile, di saldi principi, con una famiglia e possibilmente religioso, perché questi sono i fattori che definiscono un individuo affidabile secondo i canoni di selezione in vigore. Un’ altra area critica per la valutazione del candidato, è la capacità di prendere decisioni lucide in situazioni di stress fisico e psicologico estremo. Quale ultima parte dell’ esaminazione psicologica, ai candidati viene chiesto di scrivere una sorta di piccola autobiografia. Nella seconda settimana di pre-selezione le marce zavorrrate si susseguono apparentemente senza fine, per culminare in un’ ultima prova di orientamento notturno di 18 chilometri, all’ interno di una fitta area boschiva. Superata anche questa fase, ad ogni candidato viene assegnato un numero ed un colore. Il numero indica il singolo militare, il colore la sua squadra di appartenenza. La giornata ideale ha inizio intorno alle sei del mattino e gli ordini sono scritti su di una lavagnetta all’ interno di ogni camerata. E’ richiesto di pesentarsi in una determinata area addestrativa muniti del proprio equipaggiamento individuale e di una zavorra di un determinato peso. I pesi possono variare anche più volte al giorno, e coloro i quali sbagliano a caricare correttamente i propri zaini, vengono severamente puniti. Durante il periodo di selezione sono serviti due pasti caldi al giorno, ma gli istruttori hanno facoltà di interrompere il servizio rancio, semplicemente per osservare la reazione dei candidati. In una missione reale, non è infrequente il caso in cui si sia costretti ad operare totalmente a digiuno per diverse ore. E’ quindi fondamentale valutare chi sia in grado di rimanere funzionale, anche con uno stomaco vuoto. La routine addestrativa può variare da otto ore di marcia muniti di tre razioni M.R.E. (Meal Ready to Eat), fino a trentasei ore con un solo MRE. Il numero e colore del candidato vengono inoltre cambiati di frequente e senza preavviso, così da costringerlo a rimanere concentrato e ad adattarsi a situazioni che possono mutare improvvisamente, come nella realtà del campo di battaglia. In maniera del tutto inaspettata, un militare può vedersi con un arma in mano ed un istruttore a chiedergli che sia smontata e rimontata, mentre gli vengono posti quesiti matematici, il tutto al fine di misurae le capacità logiche sotto stress.

Ad ogni candidato sono concessi un certo numero di errori prima di essere rispedito alla propria unità di apartenenza (R.T.U., Returned To Unit). Nessuno di essi è peró a conoscenza del margine di tolleranza consentito. Chi fallisce le selezioni, se ne va con un discorso di incoraggiamento da parte degli istruttori, questo al fine di non minare la confidenza di soldati che costituiranno comunque degli ottimi elementi per la forza armata. Il Comandante dell’ unità di provenienza del militare, riceve inoltre una lettera di ringraziamento per aver fornito un ottimo candidato per le selezioni. Alla fine della prima fase, arriverà solo il 20% di coloro i quali hanno iniziato le selezioni.

La fase finale comprende una marcia di quaranta chilometri sugli Appalachi, da completarsi in due giorni. Al ritorno dalla prova, dopo una doccia ed un pasto caldo, i militari vengono riuniti in aula per leggere alcuni libri. Essi hanno poi dicitto ore di tempo per scrivere un riassunto dettagliato di ciascuno libro. L’ obiettivo dell’ esercizio è di valutare la capacità di ragionamento in condizioni di deprivazione del sonno (a questo punto della selezione, i candidati sono infatti già svegli da quarantotto ore). Dopo aver consegnato il test, segue una batteria di domande a carattere personale con un intervistatore, a cui fa seguito la prova finale: l’ intervista con il comandante dell’ unità. Questo, circondato dai suoi comandanti di squadrone, pone le domande più svariate: sacrificheresti la vita di tuo figlio per il tuo Paese? Se in una missione segreta tra le montagne afghane ed un pastorello ha scoperto te e la tua unità: saresti in grado di ucciderlo? Il Presidente ti ha ordinato di eliminare un rivale politico: obbediresti all’ ordine? L’ idea è quella di valutare come il candidato reagisce a pressioni provenienti da un’ autorità superiore. Al militare viene anche chiesto se abbia mai barato nel corso delle marce, prendendo, ad esempio, delle scorciatoie. A coloro i quali ammettono la scorrettezza potrebbe essere consentito di rimanere, ma a coloro i quali mentono vengono mostrate foto scattate di nascosto, e che mostrano il contrario. Alla fine del colloquio, la decisione se accettare o meno il candidato viene messa ai voti ed in caso di votazione positiva, il fascicolo del candidato è siggillato ed archiviato.

Una volta nell’ unità, il militare deve completre sei mesi di Operator’s Training Course (O.T.C.), i quali includono operazioni sotto copertura, assalti, combattimento ravvicinato, tiro di precisione e l’ addestramento alla conduzione di diversi tipi di mezzi. Sono oltre mille le ore spese al poligono durante questa fase. Non viene trascurata neanche la parte teorica, con lezioni sulla storia dell’ ideologia terrorista, psicologia e teoria del combattimento. Agli studenti viene anche insegnato come scassinare serrature ed agire sotto copertura. Questi ultimi aspetti sono poi testati nel corso di un’ esercitazione durante la quale i militari saranno “cacciati” da diverse agenzie governative, in una città statunitense. Seguono sei settimane di istruzione in comunicazioni, medicina da campo e tecniche di fanteria avanzata, prima delle ultime nove settimane, nel corso delle quali gli uomini imparano ad effettuare assalti in spazi chiusi in coppia ed in formazioni da quattro. I corsi di protezione ravvicinata e di sorveglianza sono invece effettuati presso la Central Intelligence Agency. Al termine di questo iter adestrativo, i militari diventano operatori a tutti gli effetti. La loro preparazione non ha però termine, dato che frequentranno corsi di tecniche di lancio H.A.L.O./H.A.H.O. (High Altitude Low Opening / High Altitude High Opening), inividuazione e disinnesco di I.E.D. (Improvised Explosive Devices) e tiro di precisione S.O.T.I.C. (Special Operations Target Interdiction Course).

Operatori ripresi nel corso dell’operazione “Desert Storm” in Iraq (1991).

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